1 MAGGIO 2019 – Al maggiore monumento sulmonese, al complesso di oltre 15.000 metri quadrati coperti, con tre cortili principali, alla abbazia, seconda in Europa solo a quella di Padula, “Il Vaschione” ha dedicato alcuni servizi per raccontare tutta la storia, ma anche gli aneddoti di una piccola città alla periferia della città: un mondo che ha sempre girato per conto suo, se si guarda bene anche un po’ sovradimensionato rispetto al paesotto cui è stata ridotta Sulmona dagli ultimi quaranta anni di disamministrazione e di vassallaggio verso i due poli di attrazione (Pescara e soprattutto L’Aquila) che spogliano il territorio. Significativamente, l’Abbazia è vicina ai luoghi dell’ultimo sogno infranto, quello del nucleo di sviluppo industriale, ridotto a capannoni vuoti e pieni di topi e di impianti per occultare rifiuti ingestibili. Se, però, i tesori dell’Abbazia, quelli monumentali che non possono essere trasferiti (al contrario dei libri, dei calici e dei mobili…) saranno raccontati nel loro vero valore, come fa da anni la Direttrice del Polo museale abruzzese, Lucia Arbace, il lascito di Celestino ai Sulmonesi potrà costituire ancora una risorsa, in giornate come quelle che si ripetono periodicamente nelle principali festività, quando cortili e stanze sono stati aperti al pubblico gratuitamente, al mattino e nel pomeriggio.
Nella foto del titolo: una parte del coro ligneo dopo il restauro






