SULMONA CHE PROIETTO’ GIGI VERSO IL SUCCESSO

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AUTOBIOGRAFIA DELL’ATTORE DI “A ME GLI OCCHI, PLEASE”

10 DICEMBRE 2013 – C’è un prima e un dopo nella vita di Gigi Proietti.

E il prima è una sequenza di arrampicate per trovare l’occasione d’oro, la svolta della vita. Il dopo è un’altra sequenza: quella degli appelli alle risorse raccolte ed elaborate nel “prima”, quindi l’applicazione delle piccole e grandi cose che un mestiere, cercato e raggiunto con le unghie e con i denti, aveva tesaurizzato, archiviato, catalogato come cose utili, da ripescare, da elaborare e infine da sfoggiare.

Ha fatto tanto Gigi Proietti nella sua prima vita: e lo racconta senza nostalgie (semmai con un pizzico di incantato compiacimento) nella autobiografia “Tutto sommato qualcosa mi ricordo” (Rizzoli, pagg. 1-238). A segnare lo spartiacque c’è “A me gli occhi, please”. E’ stato il suo spettacolo decisivo, è stata la sostanza di tutto il sottile lavoro di accademia che ha dovuto compiere su se stesso, violentando talvolta la voglia di essere il Gigi di sempre, disposto a giocherellare, per far prevalere la professionalità, senza la quale non si va da nessuna parte, come mette in chiaro proprio in una di quelle pagine uscite dalla sua penna e stampate meno di un mese fa.

Nei luoghi del Tufello, periferia non dissimile a quelle raccontate da Pasolini, cresce un ragazzo con lo spirito fiammante e la voglia di scegliersi la sua vita, che crederà al teatro dell’avanguardia, ma che nei suoi personaggi sembra sempre mettere il carattere di Petrolini o talvolta di Flaiano. E di un sarcasmo dolce verso se stesso si fa autore nelle pagine di “Tutto sommato qualcosa mi ricordo”; qualche volta si concede alla poetica dell’uomo che ha raggiunto un obiettivo e accoglie la madre nel “Teatro tenda” all’Eur, per l’apoteosi di “A me gli occhi, please”, summa delle sue abilità, studiata e modellata a Sulmona, in dieci giorni di prove da accademia nel teatro comunale nel 1976. Sulmonese, dunque, d’elezione o di adozione: è il Proietti che può credere, a ben vedere, di essere stato baciato dalla fortuna a Sulmona. Ma di un tipo particolare di fortuna, quella dell’ homo faber fortunae suae.

Leggiamo cosa scrive proprio di Sulmona e del suo “A me gli occhi,please”, che alla prima non aveva quel “please”, aggiunto per togliere un po’ il tono imperativo (pag. 152): “Debuttammo a Sulmona, in un teatro piccolissimo” e qui c’è l’unica defaillance della memoria, perchè il “Comunale” di Sulmona allora aveva 1.200 posti, quindi poco di meno dei 1.400 del Brancaccio, ritenuto da Proietti nelle pagine successive “grandissimo”, ma la colpa non è di Proietti, visto che sono passati 37 anni, la colpa è del sindaco Fabio Federico che non ha accolto la proposta di questo sito di consegnare il teatro a Proietti perchè lo facesse suo e ci tenesse un’altra scuola di teatro, dopo quella che lo rese noto al Brancaccio (v. “Questo Gigi Proietti merita un teatro“. “E fu allora che successe qualcosa di inspiegabile. Di certo non fu merito del passaparola, perchè il pienone c’era già dalla prima sera. Finimmo i biglietti in ognuna delle date e ogni volta fuori dal teatro trovavamo ragazzi che urlavano e facevano di tutto pur di riuscire a entrare per vedere lo spettacolo. Una cosa mai vista, che stupì me e Roberto per primi. Ogni sera entravo in scena da solo, cambiando personaggio ininterrottamente per ore, in una sfilza di situazioni, di movimenti, di voci, di cambiamenti di tono che avrebbe sfiancato chiunque.”

L’ha avuto sempre nel cuore quell’invito a guardarlo, a seguirlo in uno spettacolo che gli dava energia mentre gliela sottraeva. L’ha proposto come si propone un figlio, con fede, con trepidazione. Fino alla apoteosi  del 2000, quando lo invitarono a portarlo allo stadio Olimpico e non davanti a tre o quattromila persone del Teatro Tenda, ma davanti ad ottantamila: “Mi sono quasi commosso. Per l’occasione avevo anche aumentato gli orchestrali e per la prima avevo invitato sul palco degli amici come Renzo Arbore e Renato Zero. Per prepararmi alla serata cominciai a studiare il testo di A me gli occhi, please come se fosse la prima volta che lo portavo in scena, come se fosse stato di qualcun altro, come se non l’avessi mai letto”.

Si sarà ricordato di quel giugno del 1976?

Sulla esperienza di Gigi Proietti per la prima nazionale di “A me gli occhi, please” a Sulmona: “La pazienza di Gigi”  e “Prova su prova con passione. poi “A me gli occhi, please“.