Verrà rimediato dopo 40 anni lo sbaglio del casello autostradale

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SULMONA, 8 settembre 2010 – Dopo molti anni Comune e Anas si incontrano a Palazzo San Francesco e parlano del casello autostradale e dell’uscita nella Conca di Sulmona. L’Ing. Miele, Dirigente dell’Anas per l’Abruzzo, nella riunione di stamane, ha convenuto con il sindaco Fabio Federico

che bisogna rimuovere al più presto la situazione nella quale è venuto a trovarsi il traffico in uscita dal casello della A25: nella parte più bassa della Valle, a contatto quasi con l’abitato di Pratola Peligna e con dislivelli che nuocciono profondamente alla rapidità e alla stessa sicurezza. Ha detto, tra l’altro, che il segmento tra lo svincolo di Pratola e il piano di Santa Brigida (dove finisce la superstrada a quattro corsie che evita Sulmona ad est) è quello a maggior incidenza di sinistri.

 Dunque, le cose vanno cambiate: né più, né meno di quanto fu detto una quarantina di anni fa, quando tutti questi disagi erano stati previsti ed analizzati con un minimo di intuito. Ma il messaggio è stato ripreso nei mesi scorsi dal sindaco di Sulmona, che dice chiaro e tondo come il lungo giro dei sulmonesi per raggiungere il casello deve essere eliminato. Adesso bisogna percorrere 18 chilometri per arrivare, sostanzialmente, a Roccacasale e, poi, girare sulla ex SS 5 dir (attualmente: strada provinciale) e pervenire a Capocroce. Lo stesso obiettivo si raggiungerebbe con uno svincolo costruito nel territorio di Bugnara, al viadotto “Maiuri”, ma così si risparmierebbero 13 chilometri e il dislivello sarebbe contenuto nel 6%, rispetto agli attuali, impossibili nove punti percentuali del tratto da Santa Brigida a Roccacasale.

Miele ha anche detto che la situazione del raccordo attuale della SS17 potrebbe essere comunque migliorata, visto che fa parte del piano programmato, sebbene non ancora finanziato, l’intervento di riduzione del dislivello. Si tratta, sembra di capire, di opere pesanti, che comporteranno lo sbancamento di due dossi pizzuti, con la costruzione di strade complanari che consentano l’accesso alle vie interpoderali (ce ne sono a distanza di cento metri una dall’altra); forse, anche, la costruzione di gallerie. Insomma, un altro segmento di autostrada in piena zona sviluppata sotto il profilo artigianale e semi-industriale: una bella sfida anche all’ecologia e all’estetica, con un costo che non dovrebbe essere irrisorio. La soluzione prospettata dal sindaco e dall’ing. Fulvio Di Benedetto, invece, prevede la costruzione di un’altra uscita sulla A25 due chilometri prima della galleria di San Cosimo venendo da Avezzano, in corrispondenza del viadotto “Maiuri” (quello che ha per sfondo l’altro ponte, della ferrovia Roma-Pescara); quindi, l’innesto sulla ex statale 479 “Sannita” e la costruzione di una bretella di collegamento tra il bivio di Introdacqua su tale arteria e la SS 17 nei pressi della “cascata dell’acqua”.

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Saremo scettici, ma l’idea di un’altra uscita, quella sul territorio di Bugnara, non ci convince granchè, rispetto alla attuale sistemazione, che pure (lo abbiamo detto a chiare lettere nel numero scorso) grida vendetta agli uomini e ai tecnici. La vera soluzione alla viabilità autostrada-statale 17 si raggiunge solo con la costruzione del viadotto da Pratola Peligna Superiore, quindi la chiusura dell’attuale casello a Capocroce e la costruzione di un casello a sud di Pratola. Non dovrebbero essere i pratolani a ribellarsi. Loro già sapevano che la cittadina non si sarebbe sviluppata a sud, oltre il rione “Valle Madonna”, anche se qualche amministratore negli anni Settanta disse il contrario. Ed infatti, dopo 40 anni, né un capannone industriale, né una zona artigianale sono sorti in quella direzione. Tra l’altro, che un viadotto potesse bloccare uno sviluppo urbanistico era una fantasticheria già enorme, perché in quel punto passa anche una ferrovia, più grave ostacolo all’espansione urbanistica.

Ma c’è dell’altro: le vere ragioni per le quali si impedì la costruzione dello svincolo a Pratola Superiore e il relativo collegamento a Santa Brigida vennero dalle esigenze (legittime quanto si vuole) di sviluppo industriale di Raiano. Ed infatti Pratola non ha beneficiato assolutamente della presenza di un casello; anzi ne è stata danneggiata, visto che il traffico la strozza nella zona a nord. Viceversa, ne ha beneficiato vistosamente Raiano: ha costruito una zona industriale che Pratola solo si sogna. E pare sia venuto proprio da Raiano il “niet” al raccordo a Santa Brigida, che invece contava sul deliberato del Consiglio regionale d’Abruzzo. I “no” sovietici a quel tempo valevano e bastò tale impuntatura perché il PCI di Sulmona si accodasse su quelle posizioni che dovevano magnificare il miracolo industriale di Raiano e consacrarlo come una vittoria del partito rispetto agli smidollati democristiani.

In tutto questo quale è stato l’interesse di Pratola Peligna?

Allora, se adesso la collaborazione deve ripartire con autentica obiettività, perché non tentare di riaprire un dialogo e confermare a Pratola un casello sul suo territorio, cioè a Pratola Superiore, con il raccordo fino a Santa Brigida ? Ne beneficerebbero la cittadina e le sue aspirazioni di sviluppo, perché il casello rimarrebbe nel suo territorio e tutto l’indotto non sarebbe trasferito. Ne beneficerebbe la viabilità, proprio perché armoniosamente il raccordo di Pratola Superiore si andrebbe a collegare con la fine della superstrada a Santa Brigida. Ne beneficerebbe il patrimonio naturale, perché l’ANAS non andrebbe a sventrare il tratto di collegamento tra Santa Brigida e Roccacasale. Il traffico del “nuovo” casello a Bugnara, invece, si riverserebbe su una viabilità (quella della ex statale 479) ancora tutta da sistemare, con opere di rilievo e pendenze non… irrilevanti. Occorre certamente spendere di più, ma si tratterebbe, comunque, di un investimento in infrastrutture, che rende a distanza di molto tempo. Del resto, già 35 anni fa si decise di ripiegare su una soluzione “risparmiosa”: con i bei risultati che oggi vediamo.