MA QUANDO SI PARLA DI UN PAPA OCCORRE ELEVARE I TONI

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LETTERE AL DIRETTORE SULLA VISITA DI RATZINGER E SULLA SUA STATUA

Da Giovanni Natale riceviamo e pubblichiamo:

“Gent. redazione,

ho sottoposto il Vs articolo sulla Statua Ratzinger, avendone tratto argomentazioni convincenti e riflettute, su facebook in un tread che stava discutendo (si fa per dire) sull’argomento.

Ne ho ricevuto il commento di cui sotto.

Mi piacerebbe molto sentire il Vs punto di vista.

In merito al fatto che il Papa in discussione sia vivente e non potrebbe essere oggetto di intitolazioni di strade o di statue commemorative, credo che sia giusta l’osservazione. Io la traduco nel fatto che per giudicare un personaggio occorra che sia fuori scena per poterlo giudicare non politicamente ma storicamente. Alla stessa stregua trovo scorretto che lo si giudichi ora “politicamente” con delle accuse così pesanti e non accertate ancora in alcun modo”.

La ringrazio molto della attenzione; e non pubblico il commento perchè esula completamente dal tema della inaugurazione della statua vicino San Panfilo. La valutazione dell’opera di un papa non può essere contenuta in un articolo di giornale e, quindi, non era questo lo scopo o l’oggetto dell’articolo nel quale, forse controcorrente come in varie altre circostanze, ho manifestato più di una perplessità per l’atteggiamento quasi di sfida nei confronti del capo della Chiesa determinatosi a fare visita a Sulmona nel giorno della elezione di Celestino V, per poi seguirlo nell’esempio.

E’ opinabile quello che fa e che dice un papa, soprattutto per me che non ho mai studiato in scuole cattoliche e vengo da famiglie che non hanno mai studiato in scuole cattoliche ed hanno svolto professioni laiche, senza mai accettare dogmi.

Ciò che non è opinabile è l’ottusità di chi si compiace della scarsa risposta alla visita di un papa nelle circostanze e con i contenuti che quella visita ha avuto nel 2010. Come non capire che a volere quell’insuccesso di presenze siano state le stesse gerarchie contro le quali il Papa Ratzinger ha combattuto e si è dimesso, visto che in altri casi si portano in pullman decine di migliaia di persone da tutta Italia? Potevano tollerare, quelle stesse incrostazioni di potere laido, che un papa in carica celebrasse, nel giorno della designazione al conclave di Perugia, la grande rinuncia di un papa oggi esaltato in tutto il mondo per aver abbandonato il soglio pontificio? E tutto questo non aumenta il valore di una scelta che già era nell’aria ed arcinota alla curia di Roma?

E a un papa che compie questo gesto rivoluzionario si fa notare che lo approvano in pochi, come se solo quelli presenti a Sulmona nel luglio 2010 concordassero sullo schiaffo inferto alla miserie vaticane? Oppure di un papa che in assoluta umiltà torna ai suoi studi si ridicolizza una statua, non voluta da lui, che certamente avrà altri simboli e argomenti per dialogare con gli storici nei prossimi cento o mille anni?

Per rispondere a tutte queste domande ho raccolto alcuni articoli del “Vaschione” nella striscia “In evidenza”: e segnalo soprattutto l’immaginario discorso di Celestino V a Benedetto XVI che, dopo aver rinunciato, si reca in visita all’eremo del Morrone. Penso che il teatro del colloquio intimo di Papa Ratzinger con Celestino V sia stata questa città, per quanto molti si sforzino di rappresentarla come uno spento angolo di provincia.

Altri contenuti del “tread” che mi riferisce non conosco perchè non frequento i social network, ma sono ben lieto che anche sul “Vaschione”, secondo il collaudato e affidabile sistema delle “lettere al direttore”, si sviluppi un dibattito su questo eccezionale evento degli ultimi ottocento anni sulmonesi.

Ancora grazie.

Vincenzo Colaiacovo

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