SE PER CELESTINO SI DEVE ESCOGITARE UNO SPOT

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ECCESSI PROMOZIONALI E CENSURE SDEGNATE SECONDO LE CITTA’ E LE CONVENIENZE

4 OTTOBRE 2016 – Per un pranzo la Regione a L’Aquila spendeva anche 150 milioni di lire, ai tempi nei quali la “Perdonanza” girava a mille. Ed era un pranzo che avrebbe dovuto sottolineare la festa di uno spiritualista come Celestino V (nella foto).

Per coprire il teschio della statua del santo eremita a L’Aquila non è stato trovato di meglio che fare la maschera mortuaria di un cardinale vissuto settecento anni dopo l’eremita. Ed era la statua di un anziano e stanco Papa.

Per celebrare la elezione al soglio pontificio di quell’eremita a L’Aquila non hanno trovato di meglio che coniare il termine “Perdonanza”, sostenendo che sarebbe tratto da “Perdono” e “Speranza”, come il “Sanbitter”, che è la crasi del San Pellegrino Bitter. Ed è il titolo delle celebrazioni che dovrebbero riguardare un passo di una solennità estrema, che qualcuno (sbagliando) ha intravisto nella condanna (con tanto di accusa di “viltade”) di Dante Alighieri in quella che è tutt’altro che uno spot e che si chiama “Divina Commedia”.

Se, dopo tutto questo, un gruppo di tedeschi, entusiasti del loro Papa Ratzinger, eleva una statua a Benedetto XVI e la pone vicino all’abside della cattedrale da dove ripartì in elicottero dopo una giornata indimenticabile, scocca l’anatema e sembra che dei misfatti ai danni di Celestino debba rispondere chi si è umilmente adeguato alla sua lezione.

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