GESTO SENZA PRECEDENTI E SENZA REPLICHE A ROCCARASO
5 SETTEMBRE 2016 – Piccoli paesi, grandi inferni.
Questa descrizione può spiegare come e perché ad un certo punto il contrasto politico abbia raggiunto a Roccaraso un livello al di sopra di ogni limite di umana accettazione. Il messaggio o l’avvertimento più violento che la cronaca del dopoguerra abbia registrato in centro-Abruzzo sta in questi nove teschi che in una mattina qualunque sul finire degli anni Ottanta vengono ritrovati davanti alla porta dell’ufficio del sindaco di Roccaraso, Mario Liberatore. Debbono aver ripreso molto dalla camorra o dalla mafia quelli che si sono caricati di una pietà al contrario: disseppellire le teste di persone veramente vissute e del tutto estranee al contrasto politico per farne oggetto di un monito. Mario Liberatore in quei giorni attendeva il responso di una delicata analisi; non sono stati mai scoperti gli autori dell’avvertimento e, quindi, non si potrà dire con certezza che conoscessero questa circostanza. Ma di per sé mettere nove teschi davanti alla porta di un sindaco ha un significato abietto anche se non collegato a quel momento di ansia e di umano smarrimento per la risposta di un esame di laboratorio. L’altro dato di questo avvenimento visto a distanza di tempo è fornito dalla considerazione che in questi trenta anni (circa) dalla macabra mostra non si sono ripetute simili empietà. Buon segno per il territorio; ma denota una aggravante ancora più specifica per chi queste forme di lotta politica voleva entrassero nel dizionario abruzzese.






