I PROGRAMMI PER L’ABRUZZO HANNO QUASI DEL BEFFARDO
22 NOVEMBRE 2014 – Venuto in Abruzzo per sottoscrivere l’accordo con la Regione nel quadro dell’ammodernamento dei collegamenti, l’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato, Michele Mario Elia ha annunciato che saranno effettuati, per la Roma-Pescara: il raddoppio del tratto da Roma a Guidonia e innovazioni tecnologiche che consentiranno, da Sulmona a Roma, di guidare i convogli da un’unica postazione.
Dopo 120 anni dall’inaugurazione, potevamo aspettarci che il raddoppio riguardasse il tratto da Roma a Sulmona; quanto meno, che le innovazioni investissero il tragitto, più che postazioni. Insomma, non si dovrebbero invocare miracoli delle ferrovie giapponesi se si chiedesse che, partendo da Pescara, un treno impiegasse lo stesso tempo che impiega un’automobile o un pullman. Altrimenti perché la gente dovrebbe salire su un treno anziché su un pullman? La ferrovia continua ad essere una riserva da indiani, un disco di vinile nell’epoca del chip elettronico. Ha un suo fascino, ma non assiste, né tanto meno trascina lo sviluppo economico dell’Abruzzo: quella, semmai, era la ferrovia di Silvio Spaventa. E per il raddoppio da Roma a Guidonia o per risparmiare personale con la riduzione delle postazioni si deve pure sottoscrivere un protocollo?
Nella foto del titolo la stazione di Bugnara subito prima del tratto più impervio della Roma-Pescara, dove non è previsto neppure la rettifica di una curva.






