CHIUSI QUELLI DA CHIUDERE IN ITALIA, RESTA L’AGONIA PER GLI ABRUZZESI
14 SETTEMBRE 2013 – L’assemblea degli avvocati di Sulmona ha deciso di intraprendere lo sciopero della fame da lunedì, per protestare contro la soppressione dei tribunali con sede nelle città che al 30 giugno 2011 non erano capoluoghi di provincia.
Ieri e nei giorni precedenti sono state allestite varie manifestazioni in molte città italiane, per lo più patetiche. Si è andati dal lancio delle toghe da una terrazza di un tribunale al processo con impiccagione: ovviamente finto il processo e probabilmente finta l’impiccagione e da inquadrare più che altro in iniziative goliardiche, anche se tristemente e fuori luogo goliardiche. Per i trenta e passa tribunali soppressi, e per le centinaia di sedi distaccate che hanno seguito lo stesso destino, si è inseguito il più sensazionale dei titoli sui giornali, a dimostrazione della consapevolezza che, quanto a possibilità di spuntarla, si è prossimi allo zero.
La trovata dei deputati e senatori abruzzesi di rinviare di due anni la chiusura dei tribunali di Sulmona, Vasto, Lanciano e Avezzano, e di spacciarla come soluzione al pericolo di chiusura, ha realizzato per gli strateghi del Ministero un “assist” involontario (e perciò denotante l’ulteriore grado di insipienza di Paola Pelino, Giovanni Legnini & c., tanto per rimanere agli eletti del collegio di Sulmona). E’ stato infatti spezzato il fronte della protesta e prova ne sia che in Abruzzo si arriva come massimo sbilanciamento a un digiuno che potrebbe innestare addirittura qualche ilare considerazione nei clienti e nei giudici: il risultato di tale frazionamento si renderà più chiaro (ma non saranno problemi di Legnini e Pelino) tra due anni, quando i fascicoli di Sulmona e Avezzano troveranno posto (se lo troveranno, ma non saranno problemi degli strateghi del ministero) negli scaffali del tribunale dell’Aquila. Allora nessuno protesterà, neanche con un digiuno per la sorte di questi uffici, anzi ci sarà una hola per accompagnare l’esatto adempimento del dettato “la legge è uguale per tutti”.
Comunque “Il Vaschione” ritiene di non dover dedicare ancora molto spazio a questa vicenda che, scaduta a livello di questua indecente (con la trasferta a Roma di Sindaco e Comitato e lo spernacchiamento sostanziale se non formale del Presidente della Commissione giustizia), comincia ad evidenziare anche qualche serio problema di funzionamento dei meccanismi della democrazia, se gli elettori hanno confermato quelli che hanno soffiato loro i principali uffici sul territorio.
La “società civile” vuole che continuino a rappresentarla.
La Corte Costituzionale ha detto che la riforma è perfetta.
E da parte loro gli avvocati bravi troveranno spazio negli altri tribunali. Quanto a Legnini e Pelino hanno l’unica diminuente nel non aver inciso di un fico secco nel rinvio, determinato (non dai loro emendamenti, ma) dalla impossibilità fisica di L’Aqula e Chieti di ricevere uffici prima della ulteriore iniezione di miliardi per costruire altri palazzi di giustizia. Quindi abbiamo la quasi certezza che il rinvio, come la soppressione, sia stato caldeggiato dai tecnici e la politica lo abbia indecentemente rivendicato.






