E I RIVOLI DELL’ABRUZZO CONFLUISCONO SU PESCARA

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Il centro catalizzatore regionale descritto da Guido Piovene

17 LUGLIO 2012 – Si riconsolidano i campanili per le nuove battaglie delle città abruzzesi, adesso che si parla di province da eliminare e adesso che ciascun capoluogo vuole ritrovare una sua legittimazione. Occorre che altri studino gli abruzzesi per dipingerne un quadro composito e realistico, quasi oggettivo, per quanto possa esserlo una valutazione umana. Ma lo sguardo di alcuni viaggiatori di eccezione sembra proprio individuare gli spunti per una analisi equilibrata e saggia di questi abruzzesi, delle loro aspirazioni e delle mille, piccole, vanaglorie che li rendono sfrontati, ma per questo appassionati, superbi ed anche consapevoli del loro valore.

Una analisi distaccata

In questi giorni, mentre il sindaco di Pescara annuncia al sindaco di Chieti di volergli spedire libri perchè vada a leggere la storia del capoluogo adriatico e non la sottovaluti (v. “Mascia manda libri a Chieti per salvare Pescara”), non è sbagliato rimeditare su quello che Guido Piovene scrisse attraversando l’Abruzzo degli anni Cinquanta, nel suo “Viaggio in Italia”: “Una coscienza regionale più spiccata e unificatrice è la prima necessità che sentono gli abruzzesi amanti della loro terra. L’Abruzzo è ben presente alla mente degli italiani da un punto di vista, direi, estetico-pittoreso; assai meno lo è, per dirla con lo stile d’oggi, come problema sociale ed economico” e poco più avanti: “L’Abruzzo fino a ieri è stato centrifugo. L’emigrazione in Italia e in America, dopo averlo privato delle forze migliori, continua quanto lo consentono le nazioni o regioni destinate a raccoglierla. Gli abruzzesi abitanti a Roma sono in numero almeno quadruplo della popolazione dei quattro capoluoghi abruzzesi sommati insieme, ed i massimi ingegni hanno operato altrove. Il grosso del risparmio, attraverso le banche, è stato riversato in regioni più attive”; per poi concentrarsi sulla osservazione primaria: “Gli abruzzesi, lo abbiamo detto, tendono a dissociarsi. Ho constatato nel mio viaggio che non v’è cittadina che non ambisca a dividersi dal capoluogo. Questi abruzzesi dissociati gravitano invece concordi su città lontane, come Filadelfia e Roma”.

Ma Pescara è il punto di confluenza di cento rivoli

E proprio in Pescara Piovene ravvisava il centro di riferimento della intera regione: “Con Pescara si ha il caso nuovo di un’emigrazione interna che ritrova il suo centro nella regione stessa. Gente di tutto l’Abruzzo scende a Pescara, Mecca e miraggio dei popoli di montagna. La metropoli si va formando. Pescara può divenire, mi dicono, un fattore decisivo nel formare l’Abruzzo e il carattere degli abruzzesi: è l’elemento catalizzatore, il crogiuolo, che finora sono mancati (…). A Pescara, dove affluiscono cento rivoli di abruzzesi, molti appena staccati  da quel fondo di vita arcaica disegnato or ora, mescolandosi insieme e unendosi ad altra gente di provenienza eterogenea, si sta formando un nuovo carattere umano, un tipo di abruzzese portato a speculare, ambizioso di far danaro, amante di comodità moderne”.

Piovene ha tempo e intuito per indugiare anche sui collegamenti di questa regione, come fa tra D’Annunzio e Ovidio: “Vi si conserva la memoria di un D’Annunzio diverso da quello che divenne poi, un ragazzo in vacanza che scorrazzava in compagnia di altri ragazzi spavaldi, malinconico e un po’ guappo. Sopra Francavilla al Mare, un po’ più a sud, già in provincia di Chieti, esiste ancora abitato dai discendenti il “conventino” di Francesco Paolo Michetti, dove D’Annunzio lavorò, e la Serao e lo Scarfoglio convennero a scrivere e conversare. Lo studio di Michetti è ora museo delle sue opere, alcune delle quali ricomprate in Germania. Ma in quella costruzione bianca, ariosa, affacciata sul mare, ho colto soprattutto il ricordo di un tempo, nel quale gli artisti sapevano vivere; tra gli oleandri del giardino circola l’aria ovidiana delle Metamorfosi, e diviene quasi palpabile il legame che unisce il primo e l’ultimo dei grandi poeti abruzzesi”. Sui richiami di D’Annunzio a Ovidio, v. “D’Annunzio e Ovidio: nati dalla stessa terra irrigua”, nella sezione OVIDIO di questo sito.

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