DELIA FARAGLIA FERITA NEL BOMBARDAMENTO

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CARATTERE DI FERRO, COME I BINARI

Alla gamba e al piede aveva ancora le cicatrici delle profonde ferite riportate nel bombardamento alla stazione, nell’agosto del 1943: ma al suo lavoro in ferrovia non avrebbe mai rinunciato, anche se le avessero pronosticato che altre bombe le sarebbero precipitate addosso dal cielo. Elza Delia Faraglia, classe 1924,  la giornata più tragica per la Sulmona da liberare la aveva vissuta tutta in diretta. O, almeno, fino al punto in cui le schegge le si conficcarono nella carne e non poteva muoversi più per vedere come stessero quelli colpiti al cuore, quelli che si dissanguavano sotto il “boschetto” dove adesso sorge la chiesa della “Madonna pellegrina” per ricordare il sacrificio dei viaggiatori pellegrini spaventati e indotti a nascondersi all’arrivo dei bombardieri.

Lavorare in ferrovia per una donna dell’epoca era un orgoglio; e questa condizione la signora Delia, venuta da una famiglia di buone radici a Rieti, l’ha voluta indossare fino in fondo, con una dedizione che veniva dai grossi sacrifici per ottenere quel posto. I dipendenti delle “FF.SS.” a Sulmona erano veramente un esercito; ma lei aveva la gonna alla divisa e il carattere che si è portato fino all’ultimo giorno ha fatto comprendere a molti colleghi che di ferro non erano solo i binari sui quali scorrevano i treni. Non una richiesta da formulare oltre i propri diritti, né un cedimento sui doveri che prescriveva il regolamento e la prassi di chi lavorava sui treni. Tutto sommato una vita serena, che Elza Delia ha affrontato come si intraprende un viaggio: molte regole di prudenza, poco affidamento sui colpi di fortuna, nessun colpo basso. Tutto secondo orari e scadenze, come un treno affascinante per il suo funzionamento perfetto.

 

Il tracciato da Roma a Pescara è quello della inaugurazione nel XIX secolo
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