LA STORIA DEI RAPPORTI DI AMICIZIA TRA GLI ABRUZZESI E GLI SCHIPETARI
22 DICEMBRE 2010 – Per un’aquila volare dall’Albania al Gran Sasso è come per uno di noi fare una passeggiata; può essere anche divertente, dal Paese delle aquile alla città che ha quel nome e soprattutto in quella zona di dirupi e posti adatti a nidificare.
Più o meno la stessa altitudine (cime superiori ai 2.000 metri anche nell’Albania del Nord, dove era nato Leo Kacorri). Ma l’aquila di Kacorri tra gli artigli manteneva stretti il cuore e gli altri organi dell’albanese, o, forse, gli artigli non li aveva più, come se fosse venuta con atteggiamento conciliante, per creare un ponte tra le nazioni. Sono venuti in tanti prima di Leo, ma quasi sempre con artigli acuminati, dal XV secolo in poi, più che altro per combattere: Demetrio Reres, con un contingente armato al servizio di Alfonso I d’Aragona. Giorgio Castriota Scandelberg inviò soldati a Ferdinando I per appoggiarlo nelle lotte contro gli Angioini e contro i baroni. E vennero in massa, ma per lo più contadini, in seguito alla caduta della fortezza di Corone nel XVI secolo per opera dei Turchi. Crearono varie “colonie”, tra le quali Villa Badessa in provincia di Pescara.
Il tasso di crescita della popolazione albanese nel secolo scorso (e dal secondo dopoguerra) è stato il più alto in Europa, ma i livelli di emigrazione dagli anni Novanta hanno toccato vertici dai quali il tessuto sociale della nazione non si è ancora ripreso. In punta di piedi, con il garbo diplomatico, ma anche con un pizzico di commozione per come la manifestazione al Teatro Caniglia era stata organizzata, l’ambasciatore Kola ha accennato ai grandi aiuti che l’Italia ha dato e sta dando; senza enfatizzare il gesto “assoluto” del connazionale Kacorri. Il significato delle donazioni è stato rimarcato da un medico del Lion, Raffaele Di Vito, che ha soprattutto auspicato la riforma della attuale legislazione sulle donazioni. In realtà, il dato che serpeggiava nel convegno-memorial riguardava soprattutto la flessioni degli indici di donatori di organi in rapporto alla popolazione. Sotto questo profilo si stanno impegnando le “associazioni di servizio”, perchè nel contesto della società attuale e, in genere, di quella industrializzata, questa tendenza sembra consolidarsi, al punto che anche le grandi evoluzioni scientifiche dal primo trapianto del dott. Barnard a Città del Capo nel 1967 potrebbero per paradosso essere vanificate in mancanza di una consapevolezza della necessità delle donazioni.
NELLA FOTO DEL TITOLO ENNIO BELLUCCI INTERVISTA L’AMBASCIATORE DI ALBANIA






