19 LUGLIO 2010 – La “politica del centro storico”, come si potrebbe definire il complesso di iniziative per tutelare l’economia e la stessa vita sociale nell’ambito della vecchia cinta muraria è stata illustrata nei numeri di aprile e maggio di questo giornale. Oggi sentiamo una protagonista del commercio, che ha avviato e sviluppato alcune attività, puntando con convinzione sulle vie del centro: Anna Buresti, alla quale abbiamo posto queste domande.
– La tendenza a costruire centri commerciali più o meno distanti dalle città sembra attenuata. In alcuni casi tali strutture vengono chiuse o ridimensionate. A questo, però, non corrisponde una valorizzazione del commercio secondo gli schemi tradizionali, lungo le strade dei centri abitati: un riscontro viene proprio dal caso di Sulmona. Questo denota una ulteriore crisi del settore o soltanto una diversa organizzazione della vendita, che non ha più bisogno di molti, piccoli punti di contatto con il pubblico dei consumatori ?
Senza dubbio la realtà dei centri commerciali offre ai consumatori dei vantaggi difficilmente fruibili nei centri abitati: parcheggi gratuiti, spazi destinati all’intrattenimento dei bambini, bar, ristoranti, servizi igienici, spesso persino dei cinema. E tutto questo in locali climatizzati e al riparo della pioggia. Per il Corso di Sulmona competere con queste realtà è risultato quasi impossibile: la scarsità di iniziativa volte a rilanciare l’immagine del centro storico e a valorizzarne la bellezza, la carenza di appuntamenti capaci da un lato di attrarre l’attenzione del pubblico, dall’altro di stimolare la attività degli operatori hanno causato una specie di collasso per quello che un tempo era il cuore pulsante dell’economia cittadina.
– Il Corso di Sulmona, che fino a una trentina di anni fa era considerato il riferimento principale o forse unico per ogni nuova iniziativa, appare costellato di locali commerciali chiusi, alcuni da diversi anni. Come si spiega questa fase con la valorizzazione o la “riscoperta”, dall’altro lato, di piccole attività da localizzare in contesti caratteristici, che favoriscono una relazione continua e spontanea anche tra gli stessi consumatori ?
La zona a traffico limitato così com’è non ha senso. L’ideale sarebbe chiudere totalmente il Corso in modo da poter usufruire di tutta la sua superficie per realizzare davvero un’isola pedonale dove magari i bar potrebbero sistemare i loro tavoli lasciando comunque aperte le strade perpendicolari, senza limitazioni di orario, per consentire l’accesso al centro storico. In questo modo si realizzerebbe un vero e proprio “salotto” dove organizzare concerti, mercatini e manifestazioni di ogni genere senza per forza rendere blindato il cuore della città. Basta guardare l’esempio di Pescara…
– Ad Avezzano alcuni commercianti dell’area centrale hanno lanciato l’iniziativa di indennizzare i clienti della spesa per il parcheggio. Il parcometro è davvero un deterrente per chi vuole fare la spesa al centro storico a Sulmona ?
Il problema di Sulmona non è il parcometro, ma la scarsità di parcheggi. Quando piazza Garibaldi viene chiusa per un qualunque evento il traffico va in tilt ! Sulmona dispone di un parcheggio coperto che i sulmonesi fanno fatica ad utilizzare, innanzitutto perché è scomodo entrarvi ed orientarvisi, e poi perché nei giorni di punta, prima di uscirne, si creano delle code pazzesche, visto che non ci sono casse automatiche che snellirebbero il deflusso delle auto. Per non parlare, poi, dello smog che si respira mentre si fa la fila !
– Anche per il Corso di Sulmona esiste un Nord ed un Sud… sottosviluppato. E’ un fatto di mentalità dei consumatori o questa anomalia dipende da altri fattori ?
La zona nord del centro è sempre stata naturalmente e geograficamente più avvantaggiata rispetto a quella sud, per la vicinanza delle due piazze (forte punto di aggregazione), per la presenza di alcuni uffici pubblici che creano comunque un maggior movimento e anche per il ruolo di negozi “storici”. Ma sicuramente la zona sud è stata penalizzata dall’interruzione proprio alla sua soglia di manifestazioni (come la fiera dell’Assunta) e da una politica di abbandono che ha fatto diventare piazza Plebiscito le Colonne d’Ercole del centro cittadino.






