UNA PICCOLA GAFFE

615

IL CORAGGIO DEL LOGGIONE

10 FEBBRAIO 2010 – Succedeva a Sulmona qualche tempo fa: un tentativo di salvare il “Cinema teatro Pacifico” dalla chiusura, per la seconda volta, dopo il lungo silenzio durato circa dieci anni dal 1981 e la riapertura.

Si trattava di un generoso happening per dire a voce chiara che quel luogo culturale non poteva essere perso. Ospite di eccezione era Moni Ovadia, in una bellissima simbiosi con Santino Spinelli, rom di Pescara, che insegna in tre università. Terminata la esibizione vera e propria, è stato dato il triste annuncio: la sera successiva  era in programma “L’ultimo ciak”, che era come dire tutto. Solo che la pretesa di coinvolgere un personaggio dello spettacolo teatrale come Moni Ovadia senza informarlo prima che quello era un cinema e non proprio un teatro creò qualche imbarazzo. Moni Ovadia spaziò nella descrizione della funzione teatrale: 2500 anni fa i greci andavano al teatro al calare del sole; era un rito, ma anche un accrescimento dello spirito. Nella sua analisi culturale portò anche un argomento decisivo, tra i tanti: la Cina ci  sottrarrà il mercato e l’India ci schianterà nella tecnologia; solo la nostra cultura non sarà superabile. E quando un teatro chiude, manca un pezzo di cultura. Lo diceva con un modo che era incantevole solo per come era accompagnato dalla mimica e per le pause e la passione, oltre che per quella sua voce tonante che certo non può fare da sottofondo al dubbio. Poi si aggiunse il solito lacchè del pubblico, che disse: “E questo teatro lo ha fatto un ebreo”; accolto da un palpabile distacco da Ovadia, che non è razzista e men che meno sionista.

 Qualcuno, fra il pubblico che riempiva il “Pacifico” in ogni ordine, cominciava a sussurrare. Ma evidentemente a Ovadia, per fretta o superficialità, avevano detto che Sulmona sarebbe rimasta senza teatro. A quel punto l’apoteosi del genio drammatico del protagonista non poteva essere interrotta perché era bella di suo, come accade ai monologhi dei veri artisti, che possono dire qualunque cosa e si fanno ascoltare senza il minimo “distinguo”. Poi cominciò a subentrare una qualche esigenza di chiarezza: “Ma perchè nessuno glielo dice?” sentimmo serpeggiare tra le file delle scomodissime poltrone.  Ad un certo punto da dietro, dalle ultime file, da quella sorta di loggione dal quale emerge sempre la verità negli spettacoli di teatro (anche se al “Pacifico” non c’è fisicamente) si  alzò una voce: “Lu  tenemm lu teatr a Sulmon’ !“.

Liberatoria sfacciataggine !

Qualcuno partì con un applauso. Ci fu panico nel palcoscenico, tra gli organizzatori, ma Ovadia, con assoluta signorilità, passò ai rimedi, confermando il genio dialettico: “Ma qua vedo un sipario, vedo una scena, questo è teatro“.E tutto quello che era stato detto non perdeva un briciolo di verità: i cinesi, gli indiani, la tecnologia, la cultura.

Please follow and like us: