MINISTRO COSTA, PROTEGGA ORSI E LUPI CON UN PRESIDENTE COME SI DEVE…

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AL PARCO DELLA MAJELLA PROPONIAMO LUIGI BOITANI, CHE RICORDA DOPO 40 ANNI LA PASSIONE DELLE RICERCHE SUI LUPI 

Il prof. Luigi Boitani

2 SETTEMBRE 2018 – Signor Ministro dell’Ambiente,

questa lettera Le perviene dalla “Regione verde d’Europa”, luogo così definito per farlo coincidere con l’Abruzzo, che non è tutto verde e che ha voluto rilanciare la ben più significativa espressione di “cuore verde d’Italia” attribuita all’Umbria. L’Abruzzo è solo in parte verde per il semplice motivo che raccoglie tali e tante cime degli Appennini da non poter coltivare le sue pinete e le sue splendide faggete a quote assolutamente incompatibili con quella vegetazione, cosicchè le asprezze del Gran Sasso e della Majella sono del tutto desertiche, altro che verdi; peraltro non sono per questo meno affascinanti, a giudicare dal pellegrinaggio quasi religioso che vi compiono anche coloro che conoscono dirupi ed anfratti delle meglio titolate Alpi.

Quello che è l’Abruzzo, peraltro, Ella conosce meglio degli Abruzzesi, perché viene dal Corpo Forestale dello Stato ed era, tra i servitori dello Stato che inopportunamente furono traslocati nei Carabinieri, quello che la realtà del centro-meridione conosceva meglio di tanti altri anche prima di giungere al Ministero dell’Ambiente. Il suo biglietto da visita è direttamente connesso alla drammatica esperienza della “terra dei fuochi” in Campania: una bruttura inflitta alla Sua regione, che non ha mai ambito ad essere la regione verde, o rossa, o azzurra d’Europa, ma che ancora può dirsi la “terra felix” che tutti i turisti vogliono vedere, magari evitando tutto quello che di imbarazzante vi è stato costruito o demolito negli ultimi cinquant’anni.

Ma questa lettera Le perviene anche da una regione che ha affidato ai parchi nazionali la tutela del suo ambiente. E qui, verde o non verde nella qualificazione, bisogna dire che se c’era un parco per antonomasia all’avanguardia della salvaguardia del territorio (non solo della “biodiversità” come si dice con speciosa caratterizzazione) questo era proprio il “Parco nazionale d’Abruzzo”, prima di essere esteso e (doverosamente) chiamarsi anche del Lazio e Molise.

L’esperienza del Parco nazionale d’Abruzzo, in particolare negli anni Sessanta e Settanta del XX secolo, è stata per buona parte misconosciuta e per altra parte ostinatamente avversata. Ma oggi non si può disconoscere che, se non fosse stata sviluppata con quella tenacia, non avrebbe consegnato al XXI secolo la parte più verde della regione, quella che richiama la massa maggiore di turisti della montagna; quindi non solo i rocciatori e scalatori del Gran Sasso e della Majella, ma anche quelli delle gite della domenica. In un articolo del “Vaschione” (v. “Parco Nazionale, l’ultima gita di Paolo Borsellino “libero””) si racconta di come l’ultima gita di Paolo Borsellino senza la scorta e con due dei suoi figli è stata proprio alla “Camosciara” vicino a Pescasseroli e Villetta Barrea; segno che quest’area ha sempre esercitato il suo fascino e lo esercita ancora di più ai giorni nostri e sia sempre di più la meta di tutti gli Italiani, sia il luogo che veramente può identificare il nostro Paese.

Una inquadratura dei contrafforti di Roccapia dove tradizionalmente nidificano i rapaci e tengono le loro tane orsi e lupi

Non minore attenzione solo perché di recentissima istituzione meritano gli altri Parchi nazionali dell’Abruzzo: quello della Majella e quello dei Monti della Laga. E non dobbiamo intrattenere Lei sulla importanza di un sistema di aree naturalistiche a distanza così ravvicinata da Roma e nel centro dell’Italia. Ora, però, che le Sue competenze non si esercitano più con la divisa che L’ha vista intervenire nella “terra dei fuochi” e in cento altre operazioni, occorre che non vada disperso il patrimonio di conoscenze che il Suo lungo servizio in Forestale ha consolidato. Ma, insieme alla operatività, è necessaria una costante opera amministrativa e di alta amministrazione, quindi a contatto con la politica alla quale ha deciso di dedicarsi con l’accettare la proposta di diventare ministro. E’ senza presidente da un anno circa il Parco Nazionale della Majella e del Morrone. Occorre collocarvi subito un presidente. E occorre collocarvi una persona che provenga da esperienze del tutto diverse da quelle del presidente scaduto nei suoi mandati, cioè da chi era stato direttore di un consorzio per il nucleo di sviluppo industriale di Sulmona.

Occorre collocarvi uno scienziato che della protezione della natura ha fatto il suo motivo di vita: e già su queste colonne abbiamo proposto che a quel compito sia chiamato il prof. Luigi Boitani, non soltanto per il suo curriculum che forse poche persone al mondo possono proporre, quanto per l’assai più semplice motivo che proprio il prof. Boitani più di quarantacinque anni fa fu artefice di una ricerca e di un esperimento tra i primi nel pianeta per la studio dei movimenti della fauna selvatica, in particolare dei lupi. Lo conoscemmo per quello e i risultati di quel lavoro, svolto con una passione che superava di molto l’intento accademico in sé e per sé, costituiscono ancora la pietra miliare del metodo che a queste ricerche viene applicato. Non lo abbiamo più incontrato da allora, perché le sue strade lo hanno portato in altre parti d’Italia e del mondo e le nostre sono così limitate, anche sul territorio, da non poter beneficiare dei suoi apporti scientifici.

Però quel suo spingersi ad applicare radio trasmittenti al collo dei lupi e quello stare a sentire gli impulsi per giorni e notti e settimane intere, quel suo raccogliere anche le testimonianze più materiali della relazione tra i lupi e gli altri animali della Majella (il suo lavoro si svolse soprattutto tra Passo San Leonardo e Campo di Giove), quel suo osservare per maturarsi e compenetrarsi nell’ecosistema è rimasto un esempio che non colpì solo un giovanissimo cronista e dieci o venti pastori, quanto tutta la comunità che con quella che oggi si chiama la “biodiversità” doveva convivere senza combattere, cioè doveva provare ad usare, per cultura e non per imposizione, un metodo nuovo visto che era a portata di mano.

Lo abbiamo intervistato quattro anni fa (v. “Boitani: Ci sono le buone maniere anche per convincere gli orsi”) per la morte di un orso a dieci chilometri da Piazza XX Settembre, cioè dal cuore di Sulmona: un evento che qualche decennio fa non era neppure ipotizzabile, tale era la distanza tra la… “biodiversità” e l’organizzazione di vita cittadina. Eppure anche questo è accaduto quando l’Uomo aveva varcato la soglia del 2000: che un plantigrado venisse ucciso a un tiro di schioppo dalla… civiltà, non per difendere la vita di persone inermi e nonostante fosse proprio il plantigrado a poter vantare un diritto di protezione (v.:”Ultimo dialogo surreale tra un orso e un allevatore“). Ebbene, quando, a corredo dell’intervista e nei messaggi internet che l’accompagnarono, domandammo al prof. Boitani quale ricordo serbasse di quella caccia benevola ai lupi, ci rispose che ricordava le notti trascorse nella piazza di Campo di Giove insieme ai protagonisti delle sue ricerche e a gente del posto a disegnare un sogno: quello di costituire un Parco nazionale. Uno studioso che della sua carriera ricorda anche questo è il testimone vivente della passione che si può creare intorno alle istituzioni e agli scopi che si prefiggono.

Per questo, senza redigere nessun “manifesto” che sorregga la candidatura del prof. Luigi Boitani alla Presidenza del Parco Nazionale della Majella e del Morrone, Le chiediamo semplicemente che Ella scelga in lui il miglior intellettuale e scienziato che possa occuparsi di quel Parco, per superare tutte le assurde inconcludenze dell’amministrazione finora svolta nell’Ente. Se tra quaranta anni qualcuno potrà ricordare altre notti passate magari a Pacentro o a Caramanico a parlare di altri lupi e altri orsi, e non solo di fredde cifre statistiche, vorrà dire che ci saranno altre persone in grado di dare il contributo più qualificato, quello arricchito dalla passione, per disegnare davvero la “regione verde d’Europa”.

Con Lei all’Ambiente ci giochiamo l’ultima occasione perché questo possa avvenire: poi, se prevarranno le opzioni politiche che hanno prevalso finora, può essere che a poche centinaia di metri dai confini del Parco della Majella e a poche centinaia di metri dai confini del Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise, in piena riserva naturale del Gizio, si uccida un orso che faceva la cosa più naturale, cioè mangiare i polli. E questo, converrà, per chi doveva prevenire non è un bel risultato. Peggior risultato dell’azione del Parco della Majella, Lei converrà, venne dalla concomitanza di quella uccisione con la sagra di paese che fu “Perla Majella” con canti, balli e scorpacciate a 11 chilometri da dove l’orso giaceva agonizzante, in pieno centro a Sulmona (v. “Parla Majella“). Quella festa non fu neppure revocata il giorno che si seppe del crimine naturalistico.

Ministro, faccia qualcosa perché lupi e orsi continuino a sperare appena un po’ fuori dalle loro tane.

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