RAPINE AI GIOIELLIERI E DIAVOLI DELLE TIPOGRAFIE

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La Lancia dei rapinatori dopo l’uscita di strada

IL COLPO AL LABORATORIO DI DI RUSCIO

24 OTTOBRE 2019 – Correva l’anno 1987 e correva anche la vulgata che le rapine non si potevano fare a Sulmona perché la città medievale impediva ai rapinatori di fuggire con anticipo sugli inseguimenti dei poliziotti. La tesi era stata smentita dieci anni prima dalla rapina alla Banca Nazionale del Lavoro, con tanto di spari; ma, come diceva Einstein, è più facile spezzare l’atomo che il pregiudizio e quella notte di marzo il pregiudizio non impedì a un gruppo di rapinatori di infilarsi nel laboratorio, straricco di cose belle, del prof. Davide Di Ruscio, davanti alla caserma dei pompieri e a fianco di Porta Romana.

Fu una rapina dura, tanto che Di Ruscio fu colpito pure in viso e quando il reporter del Tempo lo fotografò nella caserma dei Carabinieri sanguinava visibilmente. Peggio poteva andare all’ispettore di polizia Di Buccio che solo per un soffio non si trovò nella traiettoria del poggiatesta perforato da un colpo di pistola sparato dalla Lancia Tema dei banditi, poi ritrovata fracassata fuori strada nei pressi della stazione ferroviaria. Era quasi mezzanotte quando dalla macchina per la trasmissione delle telefoto nella gloriosa topaia del “Tempo” in Corso Ovidio 222 furono inviate le foto del prof. Di Ruscio, della Tema, della gioielleria vicino a Porta Romana. Senonchè a mezzanotte e un quarto giunse una telefonata del comandante dei Carabinieri che diffidò il giornale dal pubblicare foto dalle quali si potessero riconoscere particolari della caserma e dell’interno della caserma. “Ma come facciamo adesso che la pagina sta già in tipografia?” obiettò Paolo Brunori, grande architetto delle edizioni di provincia nell’altrettanto gloriosa sede del Tempo in Piazza Colonna, sventrata a più riprese per stamparvi un giornale da 250.000 mila copie. Ma l’ordine era categorico e con la magia delle ore piccole “dei linotipisti, dei gatti neri, dei cattivi pensieri” come cantava Lucio Dalla, la foto che oggi ripubblichiamo (accanto al titolo) con il fascino indiscutibile del bianco e nero fu tagliata, in modo che si vedesse il particolare drammatico del prof. Di Ruscio con il fazzoletto chiazzato di sangue, ma non il comandante dei Carabinieri. Sospiro di sollievo: “Il Tempo”, tra l’altro, fu l’unico giornale a pubblicare la rapina, perché “Il Messaggero” la bucò e “Il Centro” era in sciopero (o viceversa). Il diavoletto delle tipografie ci mise lo zampino e, nel “ritorno” del giorno dopo, riprendendo lo sviluppo delle indagini, uscì la metà “censurata” della foto, cioè solo la figura del capitano dei Carabinieri, con la didascalia: “Il gioielliere rapinato”. Ira funesta sopravvenne dalla nuova caserma di Via Sallustio, con l’annuncio che nessuna notizia più sarebbe stata fornita al giornale. Da Roma Paolo Brunori non si scompose e disse ai redattori di Sulmona di scrivere come erano andate le cose: cioè di approfittare del vantaggio che ai giornalisti è sempre riconosciuto per il fatto che hanno dalla loro parte la penna. Mentre l’articolo era pronto e già era stato studiato il titolo (“Che capitani che càpitano a Sulmona”), intervenne un abboccamento diplomatico con il comandante della Legione e l’interdetto informativo fu revocato. Il prof. Davide Di Ruscio guarì rapidamente e continuò a lavorare gioielli di valore; le rapine si intensificarono nonostante il centro storico della città medievale, ma ad onor del vero non furono più accompagnate da pistolettate da far west. Di lì a pochi mesi il conte Brunori lasciò “Il Tempo” e piano piano i giornali cominciarono a chiudere le pagine, anche quelle di provincia, alle ore 20, lasciando gli avvenimenti della notte non più ai linotipisti, ma solo ai gatti neri e ai cattivi pensieri. Poi vennero le fake news, che non ebbero mai il coraggio di trovare spazio nelle pagine dei giornali, quelli che si facevano di corsa, ma con il minimo di pausa per intervenire all’ultimo momento, quando la gente dorme e si può sfruttare il fascino della notte prima che le foto ritagliate giungano alle edicole.

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