CONDIVIDONO QUELLO CHE DICE MARSILIO SUL METANODOTTO E LA CENTRALE DI SPINTA OPPURE QUELLO CHE FA UN LORO SINDACO, A PIOMBINO, PER TUTELARE L’AMBIENTE E LE IMPRESE PRODUTTIVE?
7 OTTOBRE 2022 – Fossimo nel sindaco, invece di convocare un’ anomala e dispersiva riunione tra la giunta e i rappresentanti di un partito dell’opposizione (Fratelli d’Italia) che l’hanno richiesta, convocheremmo in municipio i luogotenenti del presidente della giunta regionale Marsilio per sapere se hanno la stessa linea che questi ha manifestato ieri dopo la riunione del consiglio dei ministri e oggi ai microfoni del TG3. Marsilio oggi sostiene, rimanendo serio, che non è il caso di farla tanto grave, visto che il metanodotto è un tubo che attraversa un territorio; e di tubi esistono tanti. Rimane serio perché tralascia di dire che in Valle Peligna non è questione di “un tubo”, ma dell’impianto di spinta, che immetterà continuamente, 24 ore su 24, gas combusti nella stessa misura che si produce in una città di medie dimensioni.
Se, dunque, fossimo nel sindaco che ha un ruolo e deve sostenerlo, chiederemmo proprio a quelli che hanno chiesto un incontro con la giunta di specificare prima se intendano prendere le distanze da questo modo di beffare i Sulmonesi.
Un’interrogazione del genere non sarebbe fuori posto, perché, da quando ricopre il ruolo nel quale è stato catapultato da Roma, Marco Marsilio parla a ruota libera e probabilmente al di fuori di ogni logica e strategia di partito. Per esempio, di recente non si è fatto scrupolo di entrare a gamba tesa nel merito di una indagine giudiziaria per sostenere che i veri colpevoli sarebbero stati puniti se i pm non avessero perso tempo a inquisire altri. E questo può far parte dell’atteggiamento di una sedicente Destra che, per soccorrere i molti suoi iscritti alle prese con inchieste giudiziarie, ha smarrito il senso e l’impostazione di Giorgio Almirante, lontano, con i suoi dirigenti, dalle inchieste sul malaffare non soltanto perché costantemente all’opposizione; o, in tempi più recenti, l’esempio di Teodoro Buontempo, che girava con la sua “Fiat 500” per la campagna elettorale (e talvolta ci dormiva pure).

Ma, se questa è la nuova “Destra” che rinnega il percorso segnato da personaggi del genere che avevano spunti per criticare i magistrati solo perché non equidistanti nelle inchieste sull’eversione (con il bel risultato delle Brigate Rosse), non si capisce perché mai Giorgia Meloni (per sostenere la quale ha votato il 68% di tutti quelli che hanno votato Fratelli d’Italia; quindi i nani del 5% di Sulmona se ne facciano una ragione) dovrebbe sostenere la lotta del sindaco di “Destra” di Piombino che non vuole un rigassificatore (molto più strategico della centrale di spinta di Sulmona) e, al tempo stesso, quella di un presidente di regione che afferma, diversamente dal vero, che il problema del metanodotto a Sulmona starebbe tutto in “un tubo”.
Se, come abbiamo sostenuto, bisognerebbe togliere il vino a Marsilio quando va a ruota libera, un sindaco di una città come Sulmona dovrebbe sentire il dovere di sapere se all’opposizione nel suo consiglio comunale ci sono persone che pensano che il problema del metanodotto nella Valle Peligna sta tutto in “un tubo”, oppure se fa parte della strategia di fare della Valle Peligna una landa infernale, guarda caso destinataria di rifiuti di un’altra città, L’Aquila, pure retta da “Fratelli d’Italia”.
E magari, convocando questi personaggi nel suo studio a Palazzo San Francesco, il sindaco farebbe bene a munirsi di un fedele registratore.






