SCOMPARE CON RONCI UNO DEI QUATTRO PROTAGONISTI DI UN “SENTIERO DELLA LIBERTA'” FATTO DA SCOUTS DICIOTTENNI TALMENTE DIVERSI CHE IN SESSANT’ANNI NON SI SONO RIVISTI PIU’ – MA QUELLE NOTTI SULLA MAJELLA HANNO AVUTO UN VALORE
23 MARZO 2025 – Non si ritroverà più il gruppo dei quattro, del quale faceva parte Aldo Ronci sessanta anni fa. Veramente non si è più rivisto da sessant’anni, ma il tempo, dopo un’avventura così intensa, passa senza farsene accorgere. Ed è ieri che, insieme a Ronci, Mario Pizzola, Arturo Muscente e Tommaso Colaiacovo si avviarono a piedi, tutti “Rover” del Reparto scout “Sulmona I”, per i sentieri che molti anni dopo furono rivestiti della dignità di simboli “della libertà” per essere stati teatro, durante l’ultimo conflitto mondiale, del travalicamento della Majella, al Guado di Coccia. Ma solo fino a un certo punto, perché il “campo mobile” dei quattro sulmonesi deviò rispetto al tracciato di Azeglio Ciampi, dell’altro sulmonese, Carlo Autiero, e dei Sulmonesi che salvarono militari italiani ed anglo-americani.
Gli scouts anziani, ormai rover poco più che diciottenni (o poco meno), continuarono per la stazione di Palena, presero per Pizzoferrato e là si ricongiunsero al campo estivo “stabile” di Michele e Fernando Di Bacco, Massimo Pacifico ed altri. Era un luglio caldo, come quasi tutti quelli che schiudono le stelle alpine e colorano, il tanto che basta, le fragole di bosco vicino alla “Forchetta”. Fu la prima tappa, niente male per chi era stato sui libri fino a giugno: un antico fontanile lungo la strada da Campo di Giove al valico. Notte d’incanto, per chi cercava la natura e non si impensieriva per lupi e orsi: ce n’erano molto meno di oggi e scansavano i posti frequentati dalle macchine e dagli assordanti treni che echeggiavano nella valle prima di imboccare le tante e lunghe gallerie (nella foto del titolo). Allora i convogli non trasportavano turisti in cerca di emozioni sulla “Transiberiana d’Italia” (nome goffo come tutti i nomi esagerati): portavano pendolari intorpiditi da tragitti tortuosi che per collegare Sulmona a Roccaraso richiedevano un’ora. E portavano, strano a dirsi, le merci, come le mozzarelle ed il cacio cavallo di Carovilli, ma anche le coperte, alcune delle quali si tessevano a Sulmona ed altre ai confini del Molise (oggi nè qui, nè lì), in uno scambio tra le regioni appena divise (oggi, ironia del destino, è il Molise che vuole ricongiungersi, ma senza ferrovia).
I quattro erano ragazzi di orientamento politico divergente, ma tolleranti; e lo scoutismo, poi, univa tutti sui temi della collaborazione civile, mero passaggio per giungere ad una vera simbiosi con la natura, da tutti concordemente tutelata prima di Greta. Solo dieci anni dopo, sull’altro versante del Morrone, l’equipe di Luigi Boitani introdusse gli esperimenti delle radiotrasmittenti applicate ai lupi, per studiarli e salvarli.
I quattro scouts erano persone spiritose, che non andavano innalzando steccati e qualcuno, per provocare Ronci, lo salutava con un cameratesco “Saluti Al… Duccio”. Ancora non si erano diffuse le voci su un Baden Powell fondatore degli scouts, ma anche agente segreto per l’esercito inglese. Per le notti davanti al fuoco ci si poteva fermare all’ecumenismo del Powell e alla propensione per le meraviglie che sgorgano dal rispetto della natura, senza sconfinare nella politica e nell’impegno verde, al quale Pizzola s’è dato anima e corpo dopo un tonificante abbeveramento ai fontanili del pacifismo.
Passato il valico della Forchetta, nel quale, qualche decennio prima, di un soldato di rientro per una licenza e sceso alla stazione di Palena fu ritrovata all’alba solo la divisa lacerata dalle fauci di lupo (ma non a luglio…), l’impresa si alleggerì parecchio e una tappa ristoratrice fu pur sempre da una mamma (quella di Arturo a Palena), in anticipo sulle lodi di Edoardo Bennato per chi, della famiglia, manca anche solo dopo un’ora essere usciti di casa. Cose buone in quel di Palena, invece delle scatolette. Festa e giubilo nella ricongiunzione con il resto del Reparto: Pizzola che già da allora prendeva con le molle i preti, Ronci che non misurava tutto con le statistiche, ma studiava già molto. Ritorno più tosto, con la salita fino al Guado di Coccia, un altro pernottamento, alla pineta di Campo di Giove: ancora tanto profumo di resina, una vipera che precorreva il pacifismo e neanche si arrotolava in preparazione del balzo. Tutto scorreva chiaramente per chi vedeva nell’influsso delle energie sugli uomini e con piante e animali la dimostrazione di un teorema millenario: che, cioè, sentirsi protagonisti aiuta a diventare parte necessaria e per questo benvoluta. E’ quando la natura è altro da noi che si compiono i peggiori sfregi.
Il destino ricongiunge, quando vuole, persone che stanno di qua e di là dall’Everest, ma non ha dato seguito a quell’anticipo di “Sentiero della Libertà” che si snodava da un versante all’altro della Majella. Segno che, per passare il Guado di Coccia, occorrono motivazioni fortissime, seppure di breve durata. Come quelle di Carlo Autiero, che Ciampi cercò e volle al fianco nel pranzo della sua visita a Sulmona da Presidente della Repubblica… sessant’anni dopo il 1943.







