DICONO TUTTO SUL TRIBUNALE TRANNE LA VERITA’
30 SETTEMBRE 2016 – Le agenzie battono la grancassa sulla notizia che la sen. Paola Pelino incontrerà giovedì prossimo il Ministro della Giustizia, Orlando, per parlare del Tribunale di Sulmona e della sua soppressione (o del suo salvataggio).
La sen. Paola Pelino farebbe meglio ad astenersi da ogni impegno per il Tribunale di Sulmona, per due motivi. Il primo motivo riguarda un fatto di decenza politica: dopo aver votato la soppressione del tribunale, è opportuno non prendere in giro i cittadini di Sulmona facendo finta di interessarsi per il suo salvataggio; per giunta, poi, strombazzando l’incontro a fini mediatici quando invece, come si sa, se un politico vuole ottenere uno scopo, lavora sodo come lavorarono sodo i politici che permisero, per esempio, l’insediamento della FIAT a Sulmona nel 1970. Qualcuno ricorda che i parlamentari dell’epoca abbiano mai detto: “Domani incontro Umberto e Gianni Agnelli per convincerli a costruire uno stabilimento a Sulmona”? Si disse, a cose fatte, che Natali e Di Giannantonio avevano portato la Fiat a Sulmona (il che non era vero), ma la Fiat, comunque, era ormai solo da inaugurare.
Il secondo motivo per il quale la sen. Paola Pelino dovrebbe smetterla di cianciare dei suoi incontri con il Ministro sta nel rispetto della dignità dei professionisti che intorno al Tribunale debbono lavorare e che non possono stare dietro alle bufale peline perché debbono attrezzarsi, con l’anticipo che è necessario, per aprire uno studio a L’Aquila e mantenersi al livello della concorrenza. Se non offriranno un servizio che sia all’altezza, subiranno sulla loro pelle gli effetti dell’emarginazione, mentre la sen. Paola Pelino continuerà a percepire il suo emolumento di parlamentare e la sua pensione di parlamentare (conquistati entrambi votando come le ha ordinato di votare Berlusconi, dal tribunale di Sulmona alla boiata della nipote di Mubarak).
Un’altra annotazione riguarda la condotta degli ordini professionali, in genere e di tutte le professioni interessate. Dovrebbero avere la chiarezza di dire che si consumerà alla fine del 2017 (e forse anche prima, non appena saranno completati i lavori di costruzione di un’ala del palazzo di giustizia dell’Aquila) una tragedia per il livello culturale e sociale delle zone che saranno sguarnite di tribunali, in tutto l’Abruzzo; ed anche per il livello economico, che rispetto al primo è secondario (ed è frutto di diverse implicazioni), ma ha un grosso rilievo.
E per incominciare non dovrebbero cercare il collegamento con i magistrati, che sono stati i primi, tramite i loro organismi, a falciare la giustizia sul territorio, sin dai tempi della soppressione delle Preture (con i bei risultati che hanno raggiunto) e che, guarda caso, sono proprio quelli che non ci rimettono nulla dalla soppressione dei tribunali, perché anche per loro, come per la Pelino, lo stipendio corre a L’Aquila come a Sulmona, mentre non è la stessa cosa per gli avvocati e i consulenti tecnici d’ufficio (medici, ingegneri, etc.) che hanno una loro specifica preparazione professionale e si vedranno mortificati, appartenendo alle “colonie” sul territorio. A ognuno il suo ruolo e a ognuno il diritto di difendere anche il proprio portafoglio, senza comunelle che sanno solo di presa in giro.






