AL CONVEGNO SULLA TRANSIBERIANA ANCHE LA PALISSE SORPRESO DELL’OVVIO

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OCCASIONE PERSA PER DENUNCIARE LO SVUOTAMENTO DELLA STAZIONE DI SULMONA E L’EMARGINAZIONE DELLA VALLE PELIGNA NEL CONTESTO FERROVIARIO

12 NOVEMBRE 2022 – Ha fatto bene il Presidente della Provincia, avv. Angelo Caruso, ad andarsene dopo il secondo intervento, quando deve aver capito che la solfa era sempre quella e, fra un “fare sistema”, un “pensare positivo”, un “trasformare un problema in una opportunità”, un “mi piace citare”, il convegno sulla “Transiberiana d’Abruzzo” al teatro comunale si avviava a diventare un cenacolo di monsieur de La Palisse che, come si sa, sosteneva che il soldato in battaglia un quarto d’ora prima di morire era vivo. Il primo intervento, quello del sindaco di Sulmona Gianfranco Di Piero, poteva sembrare accattivante: “Sulmona è cultura, la Cultura è Metamorfosi. Cosa racchiude la “S”. Ecco perché ci siamo candidati”. Poi è stata una straniante elencazione di cose ovvie, ad incominciare dalla enunciazione di tutti i nomi dei componenti del comitato per la candidatura a capitale della cultura: un estremo tentativo di battere cassa in consensi, un po’ come si faceva nelle redazioni dei giornali di provincia più conformistiche, ove si trascrivevano tutti gli aspiranti a casa popolare oppure tutti gli alunni candidati alla maturità perché ogni nome era una copia venduta. Di Piero ha snocciolato le glorie di Sulmona e si è pure dimenticato di citare Celestino V, segno che forse lo ritiene definitivamente assegnato alle glorie aquilane. Glielo ha dovuto ricordare il presidente dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, Stefano Pallotta, moderatore d’eccezione del convegno, che poi si è sentito presentare la furba giustificazione che Celestino sarebbe stato citato in un intervento successivo, in realtà né previsto, né tenuto: dopo un anno di inattività, Di Piero comincia a fare il giocoliere e il fantasista.

Insomma, mentre il livello di attenzione scemava sensibilmente anche nel pur volenteroso Angelo Caruso che è sceso da Castel di Sangro, ove è sindaco e propone indici di crescita da Qatar (il calcio aiuta sempre), il primo cittadino della prima cittadina ferroviaria di cento anni fa continuava ad assegnare voti e laudi, tanto che alla fine dell’intervento sembrava che si fosse avventurato in una televendita e la “S” fosse diventata una “Esse lunga”.

Di Piero ha evitato di approfittare di una occasione d’oro per chiedere come e perché un evento legato al mondo delle ferrovie si svolgesse a poche ore dall’avvio dei lavori per escludere la città di Sulmona dal tragitto ferroviario più importante tra Pescara e L’Aquila; ha accuratamente evitato di pronunciare parole che soltanto facessero rima con “bretella”; ha evitato di domandare perché su un tragitto così importante non si possano far transitare anche treni non turistici; o, almeno, di chiedere, davanti a telecamere, fotoreporter, pezzi di media portata del mondo ferroviario e politico, se la stazione appena ammodernata non sia un allestimento turistico, visto che si pensa addirittura di toglierle di nuovo la fermata nei collegamenti velocizzati tra Roma e Pescara, come avvenne più di quaranta anni fa; oppure, anche, sommessamente di chiedere se il risparmio, in tempi di  percorrenza, di qualche minuto tra il capoluogo d’Abruzzo sul cocuzzolo di una montagna e il capoluogo morale d’Abruzzo, giustifichi la costruzione di una bretella a meno di un chilometro da quella stazione. 

Probabilmente lo ha fatto perché non c’era Marsilio, il presidente della Regione della cosiddetta “Destra” che sta in perfetta linea con chi lo ha preceduto nel ruolo, cioè Luciano D’Alfonso che ha voluto la bretella e avrebbe voluto anche schiodare l’autostrada A25 da Bussi a Collarmele (compresa la galleria di Cocullo) per tagliare da ogni tipo di traffico la Valle Peligna. E probabilmente, a chi gli avesse chiesto come mai non si è servito di un pulpito così importante per svolgere il suo minimo ruolo di sindaco, avrebbe risposto che… se lo riserva al prossimo intervento, quando nella Valle Peligna non ci saranno né autostrada, né ferrovia e, probabilmente, neppure la superstrada SS17 che collega Napoli con le Marche perché proprio D’Alfonso, con l’applauso diuturno di Bruno Di Masci, Franco La Civita, Stefania Pezzopane, ha dirottato tutti (o quasi) i soldi dei masterplan sulla fondovalle del Sangro, quindi su una direttrice Campania-Marche che passa a Torino di Sangro nonostante la Fiat non sia più neanche italiana.

Intanto monsieur de la Palisse si compiaceva di altre perle che brillavano dal palcoscenico del teatro “Caniglia”, come quella di Luigi Cantamessa, direttore generale della Fondazione FS italiane, che con toni esaltati ha sottolineato come già esista una ferrovia che, partendo da più su dell’Umbria, arriva fino all’estremo punto della Puglia: basterebbe unire i segmenti di diverse ferrovie. Un po’ quello che si diceva in alcune serate sonnacchiose al Rotary senza pensare che i tempi di percorrenza erano di 40 Km/h se tutto andava bene e che, se si volevano ridurre, bisognava bucare la montagna da Pettorano a Castel di Sangro. Forse proprio per non offuscare la presenza di Cantamessa, Di Piero non ha citato Celestino (ubi maior…), ma, così omettendo, non ha allontanato dall’uditorio il dubbio che è aleggiato fino alle ultime battute e fino alla pioggerellina autunnale all’uscita: “Come si può nutrire il turismo di nicchia sulle ferrovie, se si svuota lo scalo centrale, un nodo della rete abruzzese e lo si retrocede in Promozione mentre altrove si giocano i mondiali?”

La Palisse ha preso il sopravvento e lo ha mantenuto anche nella descrizione di un treno che, abbandonando la riduttiva qualifica di “Transiberiana d’Abruzzo”, si chiamerà “Orient Express La Dolce Vita” e che “avrà una carrozza ristorante dove si mangerà”; roba da spaesare anche l’icona dell’ovvio, sentitosi sorpassato, e da confermare tutta la fondatezza della scelta di Angelo Caruso (nella foto sotto, ripreso quando era ancora pazientemente in platea).