“CANTO IO LA CANZONE”

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DALLE ESILARANTI COMICHE IN CONSIGLIO COMUNALE AL BRUTALE RITORNO ALLA REALTA’ PER L’INTERVENTO DI MARCO MARSILIO – UNA REGIONE SUCCUBE DEL CAPOLUOGO

22 AGOSTO 2023 – La candidatura di Sulmona a diventare sede della “Film commission” ha un tratto di originalità: più che una semplice manifestazione di interesse, propone un contenuto, un segmento di quello che potrebbe essere un film. E seleziona anche il tipo di film: quello comico. Infatti, non erano passati due mesi dall’ordine del giorno approvato dal Consiglio comunale proprio sulla sede della “Film commission”, che il Consiglio comunale ha approvato un altro ordine del giorno sullo stesso identico argomento, sempre proposto dalla maggioranza. Come non pensare alla rivendicazione di Ollio che dice a Stanlio: “Canto io la canzone” quando il magrolino si sostituisce al grassone? In sintesi, il pentastellato D’Aloisio si è sostituito a Teresa Nannarone, probabilmente per il solo scopo di apporre una firma di rivendicazione propositiva. Il presidente del consiglio comunale non ha neanche verificato l’ammissibilità di un doppione e meno che meno lo ha fatto il sindaco che, preso dalla limatura delle tracimanti citazioni da autori degli ultimi tre millenni, non ha trovato nel suo repertorio la mitica frase di Holiver Hardy e Stan Laurel.

Non hanno votato il bis quelli di Fratelli d’Italia, Vittorio Masci e Salvatore Zavarella, ma solo perchè erano assenti. Faticosamente, però, e con scarsa resa artistica, avevano imitato Stallio e Ollio quando si erano presentati in Consiglio il 29 luglio senza nulla sapere delle meccaniche dell’appalto sulle mense, pur da trattare secondo l’ordine del giorno e per giunta quale unico argomento. Al loro posto ha parlato il compagno di partito, Marco Marsilio, presidente della giunta regionale, che, pur essendo sconosciuto agli abruzzesi e ignorando a sua volta gli abruzzesi fino a quando è stato eletto, ha parlato di “soliti companilismi”, riferito alle proposte per la “Film commission”. Ostaggio degli aquilani che hanno regalato un exploit alla cosiddetta Destra (soprattutto per la oggettiva impresentabiità della candidata di sinistra, Stefania Pezzopane), Marsilio ha detto che il capoluogo regionale è L’Aquila e di questo deve tener conto ogni assegnazione di uffici o organismi regionali: poi, semmai, le altre città possono chiedere sedi distaccate.

Marsilio, quindi, ha interrotto la proiezione di un film comico. Ha acceso le luci in sala per cambiare la pizza e mettere un cinegiornale di propaganda, nel quale ha ribadito la dura realtà misconosciuta dai buonisti di tutte le latitudini abruzzesi. In sostanza, fin quando L’Aquila sarà capoluogo di regione, la Corte d’Appello dovrà rimanere inchiodata a L’Aquila, anche se a Pescara si iscrivono il triplo o il quadruplo delle cause che si iscrivono a L’Aquila e anche se a Pescara c’è un aeroporto, che non è “internazionale” (come quello di Preturo dal quale peraltro è decollato l’unico volo, quello dell’inaugurazione), ma che smaltisce un traffico più che rispettabile; c’è una stazione che incrocia la linea ferroviaria adriatica (quindi raggiunta dagli unici treni veloci che solcano l’Abruzzo) con quella che viene dalla Capitale; c’è un porto; c’è una realtà commerciale al cui confronto quella dell’Aquila è rimasta ai tempi di Braccio da Montone; ci sono intellettuali e storici che non hanno bisogno di falsificare la storia, perché non è solo la storia a determinare lo sviluppo di una città (anzi…). E così per l’Agenzia del Territorio; per il Genio civile; per la miriade di uffici che per legge o per consuetudine debbono trovare sede in una città disastrata dalla logistica e costruita per altre epoche storiche sul cocuzzolo di una montagna.

Per Marco Marsilio, che accende le luci in sala quando si sta girando un film comico, la realtà è quella che detta il sindaco dell’Aquila Biondi e, soprattutto, i voti sono quelli del tributo che gli aquilani danno al vincitore, come accade dai tempi di Carlo d’Angiò ai Campi Palentini vicino a Tagliacozzo. E pensa di attingere alla migliore tradizione del realismo sulle borgate della Capitale; oppure del genere “horror” quando armeggia con il gatto a nove code per raggiungere con un colpo solo tutte le altre candidate ad essere città con pari dignità nel contesto di una regione che all’Aquila è legata solo da innaturali perimetrazioni amministrative.

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