CARLOTTA SULLE ORME DI GIGI

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A 45 ANNI DALLA “PRIMA” DI “A ME GLI OCCHI” LA FIGLIA DI PROIETTI AL TEATRO DI SULMONA

26 SETTEMBRE 2021 – Non era ancora nata, Carlotta Proietti, quando il padre provava e riprovava “A me gli occhi” al teatro comunale di Sulmona.

Non sapeva di non poter vedere “Venere e Adone” al teatro comunale di Sulmona, Gigi Proietti, quando decise che il suo “Globe Theatre” di Villa Borghese avrebbe mandato in scena il dramma (dipinto ieri con i colori della tragedia) che fu l’ultimo desiderio in una carriera sconfinata.

Se una magìa lega il destino degli uomini e se addirittura, come sostiene Piero Bargellini ne “I santi del giorno”, esiste un Sant’ Ovidio che “accocchie e scocchie” (cioè che unisce e divide, in particolare gli sposi, ma in genere i percorsi che le persone compiono talvolta inconsapevolmente), è facile leggere su questo libro di pagine scritte in quarantacinque anni e tre mesi per concludere che il destino di Gigi Proietti era legato alla sua scelta di allestire la prima teatrale di “A me gli occhi” (che ha segnato le sue vittorie e il suo stesso essere artista) e alla ulteriore scelta di allestire per il “Globe” lo spettacolo che, senza di lui, Carlotta avrebbe visto a Sulmona, meno di un anno dopo la sua morte.

Se proprio si volesse cercare una linea interpretativa, il “fil rouge” che l’uomo del Duemila, angosciato dalla incapacità di aspettare il destino senza prevederlo e vivere serenamente il suo tempo, immagina che esista per ogni cosa, si potrebbe leggere questo entrare e uscire di padre e figlia da un teatro di provincia, bellissimo e a meno di due ore da Roma, come un disegno di Sant’Ovidio di condurre due persone che si cercano e che si incontreranno solo in spirito, come Callisto e Arcade, l’una Orsa Maggiore e l’altro Orsa minore nelle Metamorfosi. E, a completare questo… Sogno di una notte di fine estate, si potrebbe anche cercare un riscontro con le ali della fantasia, senza, cioè guardare e riguardare i visceri degli animali, basandosi solo su un’altra coincidenza: che il dramma di Shakespeare su Venere e Adone è stato ricopiato tale e quale dal decimo libro delle Metamorfosi di Ovidio, che dalla statua di Piazza XX Settembre sbircia il teatro comunale.

E finiamola qui, per non arrivare alla conclusione che quando Gigi Proietti si affaticava tanto a provare e riprovare e sudava e perfezionava scene, che sembravano già perfette a chi lo spiava nel teatro delle prove fino al giorno della “Prima” nazionale, si affaticava inutilmente, perché era già tutto scritto e sul destino non possono incidere gli uomini, ma solo gli dei rissosi e gelosi.

Stiamo popolando di fantasmi la notte sulmonese dell’estate appena finita? Neanche per sogno, perché l’aruspice (per “Fabbricacultura“: aruspice era il sacerdote che osservava i visceri, n.d.r.) ha una base di partenza solida: Gigi Proietti, dalle colonne del “Corriere della sera”, negli anni Novanta disse che la sua vita di artista aveva avuto una svolta a Sulmona, con “A me gli occhi” e lo ripetè sul Corriere nel 2011 e lo ha scritto in “Tutto sommato qualcosa mi ricordo”, edito da Rizzoli nel 2013. Un sindaco attento lo avrebbe invitato già dalla prima intervista a venire a Sulmona e a farvi una scuola, dove avrebbe provato anche Carlotta Proietti. Quindi sono gli uomini a scegliere, è inutile stare tanto a specializzarsi nei movimenti delle budella

Nella foto del titolo Patrizio D’Artista, autore delle musiche di “Venere e Adone”, si rivolge al pubblico dopo lo spettacolo.

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