CENSURE A PALAZZO

342

CURIOSA OPERAZIONE CONCENTRICA DI SINDACO, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO E ASSESSORE PER IMPEDIRE LA RISPOSTA AD UNA DOMANDA FACILE FACILE – LE SCONFINATE DELEGHE A RAMUNNO E IL NUMERO DELLE SUE SCARPE

11 APRILE 2024 – Tempo ce ne ha messo, ma alla fine il sindaco ha fatto una scelta incisiva. Risolutiva, più che altro. Gianfranco Di Piero, come accade nel pranzo di Pasqua quando non si riescono ad assegnare le ultime costatelle di agnello perché tutti sono satolli, ha buttato nel piatto delle deleghe ad Andrea Ramunno anche quella alla Cultura. E il risultato è balenato alle prime frasi del malcapitato (ma assai ambizioso) Carneade che prende il posto di Rosanna Tuteri e dai primi sessanta secondi si capisce che è un occupante abusivo. Non si avvede che ribattere sul concetto di “portare rispetto” si traduce alle fine nel trattare da tondi i curiosi ascoltatori. Ha ripetuto undici volte la parola “rispetto”, quando tre volte sarebbe già stato il numero perfetto e lo avrebbero messo al riparo dal sospetto che volesse fare come l’alunno sorpreso da un’interrogazione non programmata (dei tempi di Lucia Di Lisio al Liceo): ripetere l’unica cosa che si sa per non avventurarsi nel molto che non si sa. L’eloquio non è almirantiano, ma nessuno pretende che chi si interesserà di turismo, agricoltura, formazione, sport, industria, PNRR, commercio sia anche un trascinatore di cuori e di intelletti e possa arrivare dove neanche il sindaco arriva, con la sua prosa plumbea e costellata di intercalari, inutili soccorritori di velocità di pensiero carente. Poi non è che un assessore alla cultura debba tenere una prolusione in un convegno sulle Metamorfosi edite dalla Einaudi, se il sindaco in persona non mette neanche piede a teatro per quell’evento. Basterebbe inanellare soggetto, predicato e complemento.

E sì che il nervosismo era tanto e si manifestava in un presidente del consiglio preso ad impedire che una consigliera formulasse la domanda delle cento pistole a Ramunno per risolvere un caso politico. Teresa Nannarone aveva chiesto (non quale voto avesse dato Ramunno alle “regionali”, ma) se fosse vero che un assessore nominato da una giunta di sinistra avesse dichiarato di aver votato Marsilio. Temendo che Ramunno dicesse la verità, Cristiano Gerosolimo ha preteso di applicare una censura preventiva;  e il sindaco, da nessuno richiesto e violando lui il regolamento, è intervenuto per ripetere che non è consentito pretendere risposte sulle espressioni di voto manifestate nel segreto dell’urna, quindi per scantonare dal merito della questione, chiedendo soccorso al capogruppo di Fratelli d’Italia Vittorio Masci (che bisogno c’è di chiedere, se viene spontaneamente da almeno un anno e mezzo?).

Poi, siccome i deboli si fanno forza quando si scoprono collegati, il presidente del consiglio comunale (che aveva dato la parola al gerosolimiano Salvatore Zavarella travestito da fratello d’Italia per un non previsto e non consentito intervento di compiacimento per la elezione di due consigliere regionali) si è concesso pure alla domanda se la interrogante Nannarone volesse chiedere a Ramunno anche il numero delle scarpe che porta, manifestando un livello di arguzia e di ironia che sta sotto… ai piedi, ma è pur sempre materia che dovrebbe esaminare il Prefetto, se chi dovrebbe essere garante della regolarità dei lavori consiliari arriva a polemizzare e, quindi, ad abbandonare il suo ruolo. A meno che il Prefetto attuale non segua la stessa linea di un suo predecessore che, per un incendio sul Morrone ed per evitare che i lapilli lo raggiungessero, organizzò il suo vertice al Comune di Prezza, un tiro di schioppo sopra la casa di Andrea Gerosolimo e alla parte opposta della Valle Peligna. Ma, come si sa, nella vita nessuno è prefetto.

Insomma, più che un dibattito vivace, è stata una rissa verbale, cui Gerosolimo (Cristiano, che in quei frangenti, peraltro, pare non abbia ricevuto telefonate da Andrea; ma anche su questo l’interrogante non avrebbe margine per domande) ha posto termine facendo spegnere il microfono dell’interrogante, che non ha avuto la prontezza di usare subito quello dell’altro consigliere di opposizione, Maurizio Proietti, che ieri proprio non si è surriscaldato mentre imperversava il tentativo di accerchiamento di presidente del consiglio, sindaco e cotanto assessore alla cultura.

Succede, quando la delega alla cultura si distribuisce come le costatelle di agnello che a Pasqua avanzano.

Please follow and like us: