SE GLI ELETTORI DICONO “SI'” A METANODOTTO E SOPPRESSIONE DEL TRIBUNALE

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LA MORALE DELLE VICENDE CHE HANNO DEVASTATO LA VALLE PELIGNA NELLE RIELEZIONI DI MARIANNA SCOCCIA E PAOLA PELINO – IL DOSSIER DI “PRESA DIRETTA” SULLA CENTRALE DI SPINTA A CASE PENTE

10 APRILE 2024 – E’ una visione complessiva sull’Italia quella che “Presa diretta”, la trasmissione di Riccardo Iacona su Rai3, ha rappresentato nella puntata di lunedì partendo da Sulmona, cioè dalla centrale di spinta che si sta costruendo a “Case Pente”.

Vengono confermate tutte le contraddizioni che i “Comitati per l’ambiente” hanno denunciato in quasi quindici anni, cioè da quando il consumo di gas ha denotato una chiara inversione di tendenza con una riduzione più che significativa. Oltre a questo dato inconfutabile, che giustificherebbe di per sé la rinuncia al progetto, Marcello Brecciaroli (autore del servizio inquadrato nelle prospettive del superamento delle fonti fossili per l’energia) ha intervistato il presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, Carlo Doglioni, in ordine ai rilievi compiuti nel tratto Sulmona-Foligno (che hanno richiesto due anni di attività) e a quelli da compiere (forse nei successivi due anni). E da questa tabella di marcia emerge la assai probabile ipotesi che la Snam non riuscirà a completare l’opera entro il 2027, cosicchè si perderebbe la consistente quota di finanziamento rientrante nel PNRR (circa ottocento milioni di euro).  A questo punto, le alternative sono: quella di rinunciarvi, oppure quella di riversare sulla collettività i costi per intero, cioè di pagare un metanodotto che dal 2050 non sarà comunque usato per carenza di mercato del prodotto che trasferisce.

Sono molte le componenti di questa “Presa diretta” sul metanodotto e sulla centrale della Snam a Sulmona: per esempio quella che ritrae quanti, come un contrito abitante di una zona periferica dell’Aquila (colto nella espressione di rammarico che è un programma in sé), hanno firmato il consenso all’attraversamento sui propri terreni di quel tubo dalla sezione di 120 centimetri. E’ stato forse un ingenuo il sig. Federici, ma all’epoca così facevano tutti; e anche l’anno scorso in molti, in Valle Peligna, hanno acconsentito per prendersi senza discutere un indennizzo di duecento euro e trovarsi lo scavo a sedici metri dalla finestra di casa, proprio come il buon Federici oggi remissivo di fronte alla domanda: “Ma lei ha firmato?”, cui risponde con la stessa mestizia e la stessa cadenza aquilana del bidello alle prese con la famosa lavatrice.

In questo scenario di smarrimento per le popolazioni coinvolte nella brutta avventura rigassificante, Iacona ha ospitato la dichiarazione scritta del presidente della Regione, Marsilio, in linea con l’atteggiamento di chi scarica sui predecessori la scelta di metanodotto e rigassificatore, quando la resipiscenza è sempre consentita a chi amministra, se serve per scongiurare sperperi e danni irreversibili al territorio. “Presa diretta” non approfondisce (perché non è rilevante nella economia del servizio) quello che in questi giorni è accaduto nella Valle Peligna flagellata già dalle ruspe che scavano per conto della Snam: che, cioè, la più votata alle elezioni regionali è stata Marianna Scoccia, moglie dell’ex assessore regionale alle aree interne Andrea Gerosolimo.

Fu proprio lui che in tale veste non andò, il 22 dicembre 2017, alla riunione indetta a Palazzo Chigi dal Governo Gentiloni per raccogliere il consenso, o il dissenso, delle regioni attraversate dal metanodotto e delle “aree interne” che avrebbero dovuto ospitare, lasciando che vi andasse il vice-presidente della regione Giovanni Lolli, del tutto ignaro della tematica e, quindi, asino tra i suoni. Il consenso lo dette e nei giorni successivi disse sostanzialmente di non aver capito di cosa si parlasse, con la stessa cadenza aquilana del buon Federici e del bidello alle prese con la lavatrice che non voleva comprare, ma per la quale aveva firmato e rischiava di ritrovarsi gli avvocati della “Sangiorgio”. Il voto in massa alla signora Marianna Scoccia ha dimostrato che Sulmonesi e peligni vogliono questo modo di essere amministrati, come del resto vollero confermare in parlamento la signora Paola Pelino che aveva soppresso il tribunale di Sulmona, per poi lucrare per sè e lasciare ai successori la rendita elettorale scaturente dalle proroghe biennali di sopravvivenza dell’ufficio giudiziario.

Quante lavatrici si vendono a Sulmona e dintorni prima delle elezioni… E quante quaglie popolano gli scenari fluviali e lacustri della Valle Peligna…

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