CINETECA DI UN DISASTRO

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BETTINI RIPERCORRE I FILM E LE AMARE VICENDE DEL PD

10 SETTEMBRE 2013 – Goffredo Bettini, già coordinatore del Partito Democratico, ha presentato oggi nell’aula consiliare di Palazzo San Francesco il suo ultimo libro “Carte segrete”, introdotto dal sindaco Peppino Ranalli del Pd e dal prossimo candidato governatore per l’Abruzzo Luciano D’Alfonso del Pd. In aula mancava il Pd (non c’era al completo neanche il direttivo della sezione di Sulmona). L’ospite ha ripercorso le fasi del transito dal PCI alle formazioni politiche della sinistra; ha rivolto un pensiero grato e leale a Pietro Ingrao, che nel 1989 si mise da parte senza ricevere neppure un saluto, pur essendo uno dei pochi politici che, al contrario dei “nani” di adesso (come li ha definiti Bettini) aveva tempo e voglia di parlare con i giovani; ha raccolto l’attestato che il moderatore Ennio Bellucci gli ha formulato per aver riconosciuto con lealtà e spirito di analisi le sconfitte del Pd. Insomma, una riunione del Pd (pur con le molte defezioni) svolta nell’aula consiliare, quasi un anticipo della campagna elettorale di primavera per rinnovare un Consiglio claudicante dall’inizio.

Oggi abbiamo compreso una frase di Benito Mussolini che ci era parsa sempre eccessiva, anzi decisamente tronfia: “Il cinema è l’arma più forte”. Oltre ai sette milioni di baionette e alle scarpe di cartone con le quali erano stati mandati i giovani italiani a disperdersi in Russia, molto di più – ci dicevamo – non avrebbero potuto fare le pellicole. Invece, forse il Duce del fascismo guardava più in là e preparava la sconfitta del Pci, che sarebbe stato il regalo più bello da riservarci per eliminare quella obbedienza cieca, pronta e assoluta ai diktat di Stalin.

E così  il cinema si è rivelato l’arma vincente perchè ha distratto tutti i dirigenti di un partito: ancora oggi Goffredo Bettini, prima ancora di parlare dei problemi di Roma, di Petroselli, di Rutelli, ha parlato delle scene finali di due film (“Umberto D” e “Germania Anno Zero”) quasi che non si possa trattare di politica senza partire dalla celluloide. Il cinema ha distratto, del resto, Veltroni che poteva diventare presidente di un consiglio forse migliore del berlusconismo, e che certo è stato un sindaco di Roma migliore di Alemanno, che doveva rappresentare il modo di amministrare di Destra. E l’autore di “Carte segrete” ci ha massacrato le corde che tengono la pazienza prima che scappi, parlando dell’irripetibile scena del cane che “non vuole seguire il padrone sui binari”. Insomma non è bastato Nanni Moretti (peraltro citato da Bettini, quindi presente nei suoi pensieri e forse anche nei suoi incubi) a dire ai dirigenti dell’anti-berlusconismo che con i cineforum non si fa politica e comunque non si vince (“Il dibattito no!”).

E il languore di Bettini per gli appetitosi dibattiti post-film è stato il leit-motiv che lo ha riportato al periodo del suo ingresso al Pci, nel 1966, appena quattordicenne e quindi non nell’età di iscriversi ma in quella di presentare i film (come fu invitato effettivamente a presentare e presentò), così da poter fare a meno di leggere i testi sacri del marxismo. Possiamo dubitare che “Il cinema è l’arma più forte”?

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