ADESIONE ALLA BATTAGLIA CONTRO L’AGLIO SULLA TESTA DI OVIDIO DA UNO DEGLI ARTEFICI DELLA LETTERATURA MONDIALE
4 SETTEMBRE 2015 – “Affezionato lettore di Ovidio, partecipo alla protesta del Vaschione“.
E’ proprio Claudio Magris ad inviare una lettera scritta a mano dopo aver appreso dalla redazione di questo giornale che sulla testa del monumento a Publio Ovidio Nasone, nella sua città natale, è stata collocata una corona di bulbi di aglio e che, per impedire che la sconcertante immagine riprodotta anche in un convegno all’Abbazia celestiniana venga diffusa, è stata intentata una richiesta di provvedimento di urgenza da parte del tribunale di Sulmona.
Il prof. Claudio Magris è uno degli intellettuali più in vista: nel suo capolavoro, “Danubio”, si è occupato anche di Publio Ovidio Nasone e della Tomi ove morì circa duemila anni fa, non lontano dal più europeo dei fiumi, quello che chiamava Istro. Ha ricorrentemente fatto riferimento ai classici e a Ovidio in particolare.
Il contributo del prof. Claudio Magris viene a rendere giustizia non tanto dello sconcertante episodio della collocazione di una corona di bulbi d’aglio sul monumento a Ovidio, quanto della pretesa, sostenuta anche da sedicenti associazioni culturali cittadine, di consentire che l’immagine fotografica così ricavata possa girare il mondo per i gretti interessi di bottega di chi vuole trovare in Ovidio il marchio forte per la commercializzazione di un prodotto agricolo.
E viene a rendere giustizia di tanti silenzi dietro i quali hanno cercato di nascondersi proprio quelli che dovrebbero tutelare il nome e l’immagine di Ovidio, come il sindaco Giuseppe Ranalli, che ha lasciato che la corona d’aglio rimanesse sulla testa del Vate per mezza giornata (quando basta lasciare l’auto in sosta ai piedi del monumento per essere sanzionati, e giustamente, tre minuti dopo). Il sindaco ha lasciato che trascorressero quasi due mesi senza rispondere alle domande rivoltegli dal Vaschione proprio su questo scempio: ci ha preannunciato un mese fa che avrebbe risposto, ma dovremmo forse inondarlo di cartoline come per il caso del teatro negato all’incontro con l’assessora alla cultura di Pescara, dott.ssa Paola Marchegiani, prima che apra bocca sul punto.
Probabilmente Giuseppe Ranalli non ha il tempo di rispondere alle nostre domande e ha delegato il prof. Magris a farlo per lui.
Il docente triestino è adesso impegnato a scrivere il suo libro più importante, il confronto con i suoi studi e la sua vita, ma ha trovato il tempo di leggere il racconto che gli abbiamo inviato su questa paradossale vicenda. E di prendere posizione come fanno gli uomini liberi. Altri hanno fatto e fanno finta di niente; ma tra questi, tanto per citare gli esempi più qualificanti, certamente non la dott.ssa Lucia Arbace, Direttrice del Polo museale dell’Abruzzo, che si è detta indignata della diffusione della foto di Ovidio in un convegno tenuto all’Abbazia celestiniana ed ha preannunciato che questo abuso varrà a non consentire più tali manifestazioni al Consorzio di produttori dell’aglio rosso in quel tempio della cultura.
Grazie, Prof. Magris, non possiamo ringraziarLa a nome di Ovidio, ma siamo certi che, ovunque egli riposi, potrebbe attingere, invece che all’Ibis, ai dolci versi dei Tristia e delle Epistule ex Ponto per apprezzare il tributo della Europa che parla attraverso il suo principale interprete attuale.






