Ma non doveva essere girato a Sulmona l’ultimo film di George Clooney?
10 SETTEMBRE 2010 – Tra vicoli e case semidiroccate, il meglio che la città poteva aspettarsi mentre sullo schermo passavano le scene della rocambolesca storia del gangster innamorato era la identificazione completa di quel set con Castel del Monte, senza nessuna contaminazione con Sulmona. E questo va detto, di certo, senza nulla togliere al fascino e alla importanza ecologico-bucolica del paese alle falde del Gran Sasso, ad un soffio da quel paradiso che è Campo Imperatore.
Più di una settimana con il Corso, il piazzale delle Poste, Piazza Garibaldi, i “Cordoni” intasati dalle macchine da presa e da centinaia di comparse avevano fatto sperare in una grande, intensa e particolareggiata valorizzazione dei luoghi e dei monumenti. L’unico “pezzo” di Sulmona ad avere fatto la sua figura, di certo l’inquadratura più bella ed emozionante, quando l’Edward-bandito-sul-punto-del-pentimento si avvìa persuaso della nascente storia d’amore con la Clara-Pretty-woman è un monumento non da poco: indovinate un po’… E’ il Vaschione-Fontana-del-Vecchio, che appare in tutta la sua sapida austerità quattrocentesca a vendicare le omissioni dell’Annunziata, della Piazza Garibaldi come-si-dovrebbe-far-vedere, dello stesso Acquedotto di Re Manfredi, sbrindellato in qualche fugace flash. Per non parlare della stazione ferroviaria, che è quella (meno male che c’era scritto a grandi caratteri) di “Sulmona Introdacqua”, quella quasi a scartamento ridotto.
Ma la scelta di riprendere e valorizzare un aspetto da paese era direttamente funzionale al messaggio di fondo della storia ed ha trovato splendide conferme nel resto del contorno naturale agli inseguimenti e alla storia d’amore di Clara (Violante Placido) e di “Jack”, l’Americano che non vuol essere più di quel mondo e non vuol fare più l’americano. Distese enormi, come quelle di Campo Imperatore, boschi ricchi di verde e di suoni incontaminati, paesi dai rapporti umani che, almeno dove esistono ancora perché ci sono due persone che si rapportano, sono un conforto per l’anima dello spietato assassino in fuga e in perenne ricerca. “Chi cerca la pace ha molti misfatti dietro di sé” osserva il prete di Castel del Monte, singolarmente somigliante ad un prete che fino a qualche anno fa viveva in un paesino vicino. E’ un prete di quelli che si incontrano non di rado quando nei paesi, spopolati, non si può colloquiare tanto: un prete che ha più bisogno di confessarsi che di confessare e che va cercando la provocazione per sciogliere il peso che si porta da tanti anni con la maledetta somiglianza ai suoi occhi degli occhi di un giovane meccanico. Storie che l’Americano angosciato, ma non stupido, percepisce subito; quel tanto per tenersene distante e conservare almeno una parvenza di durezza.
Insomma, motivi che sostengono questo film al primo posto nella classifica dei botteghini USA per le nuove uscite dell’ultimo fine-settimana ci sono. Qualche ripresa aerea su Sulmona e qualcuna in meno su Castel del Monte avrebbero reso meglio l’idea di una città monumentale, peraltro immersa nella ricchezza naturale di tre Parchi che vi si incontrano. Ma non avrebbero riabilitato le centinaia di comparse che ai botteghini peligni hanno fatto la fila per riguardarsi e che sono rimaste cocentemente deluse. Se ne riconoscono pochissime nelle scene che si vorrebbero al rallentatore, come quelle sugli angoli che si stentano a identificare (tranne la fontana della quale si dice; del resto, perché sarebbe stata assunta a titolo di un giornale che punta, almeno punta, all’eleganza?). Ma scene meno che infernali e veloci sono da contarsi sulle dita di una mano: tutto si svolge secondo la fuga del Clooney internazionale e internazionalmente rincorso per il suo passato.
Pausa per chi non vuole sapere la fine prima di andarla a vedere al cinema.
Ripresa per chi, invece, del finale non fa il primo motivo per andare al cinema. Gangster rincorso e, ebbene sì, ucciso non tanto per il suo passato, quanto per il futuro che potrebbe portarlo a spiacevoli rivelazioni, perché non aveva fatto mistero, con il perfido mandante, del suo pentimento e della sua intenzione di cambiare vita per stare nel Paradiso di Castel del Monte (e anche di Sulmona o di Pacentro, dove mangia divinamente, ben accolto dal Carmine Cercone del “Caldora”) e accanto a Clara (e grazie…) che pure si allontana(erebbe) dalla cattiva strada per andare con George Clooney (e grazie…). Tutto abbastanza scontato: ma bello e reso bene.
Cosa avranno in comune Sulmona e Castel del Monte? Ma certo, chi non lo sa: hanno in comune la stessa Diocesi, in un film nel quale il prete assurge al ruolo di gran confessore e di grande provocatore. Alla fine Edward si confessa in silenzio: lo fa con gli occhi, completando le intuizioni recitate a puntate dal prete, come solo dai suoi occhi gli spettatori capiscono che l’ultimo scontro a fuoco gli è stato fatale. Angoscia dipinta sul suo stesso viso con grande maestria di attore: altro che le facce spaesate dei rifiuti dal party o dell’espresso soffiato all’ultimo momento.






