IL PLANTIGRADO CHIEDE DI MORIRE IN PACE DOPO ESSERE STATO IMPALLINATO E POI TRAVOLTO DA UN TIR
20 OTTOBRE 2016- Un orso giace morente sul ciglio della strada.
Ha una pallottola nella zampa posteriore destra, piccolo lascito di un incontro con un uomo armato di fucile ed è stato appena travolto da un Tir. A lui si avvicina nella notte, facendosi largo tra i Carabinieri che stanno deviando il traffico, una persona trafelata, che guarda subito negli occhi l’animale e lo rassicura:
– Sono venuto a soccorrerti…
– Oremus ! – risponde l’orso
– Si, sono proprio io, mi chiamo Oremo; ma come fai a sapere il mio nome?
– Mah: la vulgata nel Parco. C’eravamo passati la voce, per stare alla larga…
– Il mio nome è Di Nino. Oremo Di Nino.
– Certe volte le combinazioni: stavo recitando una prece e mi sei apparso. Mi porti qualche conforto?
– Sì, vedrai che ce la farai, ti stai già riprendendo, hai una fibra forte.
– Come diceva Petrolini agli amici che lo andavano a trovare in punto di morte e lo incoraggiavano : “Stai meglio, hai un bel colorito, stai guarendo”, lui rispondeva: “Sta’ a vede’ che me tocca morì guarito…”
– Ma no, ora verranno operatori specializzati del Parco nazionale e ti somministreranno sedativi
– Perché, ho l’aria di voler aggredire qualcuno? Motivi ce ne avrei e tanti; ma le forze, quelle ormai m’hanno abbandonato. E dove mi portano?
– Ad un attrezzatissimo ambulatorio, fatto apposta per curare gli animali, nel cuore del Parco nazionale, a Palena.
– Che volpi !
– Vorresti dire che non è una trovata furba?
– No, dicevo : che volpi che ho trovato dalle parti di Palena un paio d’anni fa; che scorpacciata. Solo che mi pare un po’ lontano da qui. Intanto che arrivo, faccio in tempo a morire due volte…
– No, nel frattempo ti stabilizzeranno
– Che vuol dire?
– Ti metteranno in modo che i tuoi arti non si muoveranno, sarai tutto bloccato, in una specie di barella. Tutto saldamente fermo
– Compresa la pallottola che mi balla nella zampa da un paio di settimane?
– Una pallottola? E come è successo?
– Scusa, ma tu che fai nella vita?
– Il direttore del Parco Nazionale della Majella
– E non sai che in tutta l’area del Parco non si fa altro, da qualche anno, che sparare sugli orsi?
– Beh, questo non è vero, stiamo facendo progressi.
– Infatti, quelli di noi che non muoiono per i pallettoni, vengono investiti sulle strade. Io rientro in tutte e due le statistiche. Se andate avanti così, toccate i record di mortalità di orsi.
– Ma che cosa possiamo fare?
– E lo chiedi a me? Se vi serve qualche consiglio, chiedete ai Boitani, che non mi sembra un pivello.; ai Pratesi, che è stato anche presidente del WWF. Oppure ai Tassi…
– Anche loro possono darci una mano, i tassi?
Ma che stai a pensare agli animali? Intendevo Franco Tassi, direttore del Parco Nazionale d’Abruzzo. Tutto gli si poteva dire, tranne che non conoscesse le linee per la protezione degli animali. E di sicuro, da direttore di Parco nazionale, quando moriva un orso non si fermava mai a dire: “Solo grazie alla professionalità dei tecnici del Parco, ad un’idonea dotazione strumentale, e a una disponibilità all’intervento che non conosce limiti, siamo riusciti a comprendere la reale causa di morte dell’animale”.
– E chi ha detto questo?
– Qualcosa mi fa pensare che lo dirai tu, ad esequie avvenute. Mi sembra che farai un po’ come si è fatto in Italia per la missione su Marte di Schiapparelli: perfetto esperimento, tutto ben riuscito, ma della navetta non si sa un piffero.
– C’è un calcolo delle probabilità. Gli insuccessi fanno parte dell’esperienza
– Ma se non passa autunno che non viene impallinato uno di noi, dovreste cambiare strategia. Possibile che questo è l’unico posto dove non si sa chi spara agli orsi? e quando?
– Metteremo degli avamposti di alta tecnica veterinaria e li faremo dirigere da luminari
– Per esempio del livello di Galeno, che secondo il vostro presidente ha insegnato i precetti di medicina a Ovidio, pur essendo nato quasi un paio di secoli dopo Ovidio…
– Anche quel tipo di errori si può fare.
– Insomma, tra un errore nei controlli sui cacciatori, un errore nella dislocazione degli ambulatori veterinari, tutto si può fare. Ma alla fine mi dite qual è l’utilità di un Parco nazionale? Mi sembra che sia stata molto più utile la conversazione del mio amico orso ucciso a fucilate a Pettorano due anni fa. Ha sconfinato nel filosofico, ma almeno è servita a far capire tante cose per la nostra sopravvivenza. Ma vedo l’ambulanza che mi dovrebbe portare a Palena. Non potrei rimanere qui? Dopo che sono stato trafitto da un colpo di fucile; dopo che mi è passato sopra un Tir, questo viaggio sulle scassatissime strade da qui a Palena mi sembra un accanimento terapeutico. Se vedi qualcuno del Parco di Pescasseroli, chiedigli perché, invece di svezzare i cuccioli d’orso rimasti orfani per questi incidenti, non pensa a tutelare gli adulti dalle fucilate. Così: tanto per capire quale priorità logica si segue in certi ambienti…






