CI SONO POPOLI DESTINATI A DOMINARE E POPOLI CHE DEBBONO SOLO OBBEDIRE

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LE SOPRAFFAZIONI  IMPARATE A SCUOLA SUI TESTI DI TITO LIVIO

Ma dove mai lo impareranno gli adolescenti sbarbati quel bullismo che li rende così temuti dalle istituzioni ? Gli psicologi e i  sociologi lavorano da anni e formulano varie ipotesi, la più accreditata delle quali sembra da collegare all’esempio ricevuto in famiglia, come al solito.

Un bell’esempio viene invece da quello che si legge a scuola. In Tito Livio, tanto per citare uno che passa come autorevole espressione della summa storiografica di Roma e scrive questo nel proemio della sua Storia di Roma: “Se c’è un popolo che ha il diritto di far risalire addirittura agli dei la propria origine, questo è il popolo romano tale è la sua gloria bellica: è giusto che il popolo romano sostenga che il proprio fondatore (Romolo) discendesse dal dio Marte. Gli altri popoli debbono rassegnarsi ad accettare questa nostra pretesa, così come di buon grado (aequo animo) subiscono il nostro dominio imperiale !”. Questo sì che vuol dire portare argomenti culturali… Poi, quando Augusto piange perché Varo gli ha perso tre intere legioni nel nord della Germania e si fa crescere incolta la barba per settimane o si mette a dare testate ai muri perché non si capacita della disfatta (come vediamo in altro servizio), tutta questa discendenza da Marte non serve più.

Dunque, un atteggiamento si impara anche da quello che si legge a scuola e tanto credito i giovani non debbono darlo a quello che i testi propinano, perché quest’”arte feroce” (come la definisce il prof. Luciano Canfora) di considerare gli altri popoli come oggetto del comando (allora di imperio, oggi molto più modestamente di possesso) si trasmette anche quando si tratta di relazionarsi con coloro che bussano alle frontiere per non morire di fame.

Una eco di tale incongruenza è venuta nel Corso sul bullismo, tenuto nella roboante sala dell’auditorium dell’Istituto d’Arte “Gentile Mazara”, per una iniziativa incrociata di quella scuola, del Liceo classico Ovidio e del Rotary Club di Sulmona. Un video ha introdotto e illustrato varie situazioni di prevaricazione e di soprusi: qualche spunto di artigianale, ma sapida fiction, composto dagli stessi insegnanti e da alcuni alunni, ha rappresentato quei comportamenti che si ricollegano al fenomeno oggi molto “attenzionato” (come direbbero i resoconti delle questure) e dilagante anche nelle piccole città. Definire “bulli” quelli che compiono tali atti vuol dire già manifestare un atteggiamento riduttivo: infatti quelle condotte sono reati, anche gravi, come la violenza privata, per la quale la legge prevede una sanzione severa (fino a cinque anni di reclusione) e, in particolare, la perseguibilità di ufficio, visto il rilievo pubblico che l’atto di violenza contiene. Ma anche le molestie, contravvenzione prevista per i casi meno gravi, sono perseguibili d’ufficio, sia pure per altri motivi: quindi, una volta attivata la procedura, neanche il perdono della vittima può influire per cavare d’impaccio il bullo.

Occorre stimolare la crescita di centri di ascolto, perché le vittime di questo fenomeno dilagante sono più propense a confidarsi con gli estranei alla famiglia. Portarsi il magone di un atto di violenza subìto ingiustamente può consegnare l’adolescente alla depressione o, comunque, può deviare parecchio la sua maturazione e stroncare l’autostima, con effetti irreversibili. Meglio sarebbe affrontare a brutto muso il bullo, che potrebbe sgonfiarsi di colpo; e alla peggio, piuttosto che soccombere, ci si può affidare anche alle armi dell’intrigo, per imbrigliare il bullo, come fece il tedesco Arminio contro Varo 2001 anni fa, tanto per rimanere all’esempio storico e alla briscola per centinaia di migliaia di legionari. Fu “sleale”, come annota Ovidio, ma non fece la stessa fine del capo dei Galli Vercingetorige, sbeffeggiato e ucciso da Giulio Cesare che lo portò in catene a Roma, e i Romani non provarono più ad oltrepassare il Reno.

Però, se la lotta aperta al nemico e i tranelli dànno qualche problema di ansia, meglio risolversi andando a parlare con la Dott.ssa Anna Lisa Vagnozzi, che opportunamente ha lasciato numeri e location al termine della conferenza: sono ancora disponibili all’Istituto d’Arte in Via Di Giacomo.

Nella foto del titolo: le res gestae di Settimio Severo rappresentante nell’arco a lui dedicato nei pressi del Campidoglio