DEL DESTINO DEL CENTRO-ABRUZZO SI OCCUPERANNO I PARLAMENTARI SCELTI INSIEME AI PESCARESI

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L’immagine-simbolo della mobilitazione per passare in provincia di Pescara: l’imponente facciata dell’Annunziata rivolta verso Pescara, ad est della città

IMPORTANTE INNOVAZIONE DAL NUOVO DISEGNO DEI COLLEGI ELETTORALI

6 MARZO 2018 – Con il nuovo assetto dei collegi elettorali e, quindi, con il transito della Valle Peligna da quello dell’Aquila a quello di Chieti-Pescara, si apre una prospettiva nuova di collaborazione tra i territori della provincia di Pescara e del centro-Abruzzo: ad occuparsi delle istanze della Valle Peligna saranno i parlamentari in buona parte eletti sul versante adriatico.

Potranno cessare le dinamiche che hanno condotto il capoluogo di regione a drenare risorse per la propria sopravvivenza almeno negli ultimi cinquanta anni, cioè da quando è andata in onda la battaglia per la scelta del capoluogo di regione e, poi, per la collocazione degli uffici regionali e, ancora, di importanti infrastrutture come l’aeroporto e vari servizi per l’industria e l’università. Fu sottolineato, in occasione dell’assemblea per la costituzione del “Comitato di coordinamento delle iniziative per il passaggio di Sulmona alla provincia di Pescara” (nella sezione “IN PROVINCIA DI PESCARA” di questo sito) che Pescara ha tutto l’interesse ad instaurare un rapporto davvero collaborativo con la Valle Peligna e con Sulmona in particolare, perché il territorio della provincia di Pescara è ormai saturo e risulta inadeguato ai progetti di sviluppo dell’area metropolitana; e, poi, le vocazioni delle due città sono sostanzialmente complementari, dovendosi privilegiare i contenuti artistici e storici di Sulmona e quelli commerciali e industriali di Pescara. Oggi, prima ancora di un formale transito di Sulmona nella provincia di Pescara, sono le circoscrizione elettorali ad aver raccolto queste esigenze, discusse e focalizzate in un documento dell’assemblea costitutiva, di modo che ad avere la leadership non sono i parlamentari dell’Aquila (cioè di una città atavicamente in concorrenza negli stessi settori di Sulmona), bensì, insieme a quelli di Sulmona, quelli provenienti da Pescara.

Uno dei tre cortili dell’Abbazia celestiniana

La conquista di questi mesi, con la formazione dei nuovi collegi, è addirittura più importante del formale trasferimento di provincia, perché saranno (o, almeno, avranno occasione di essere) i parlamentari appena eletti i veri fautori delle leggi che considerino le peculiarità di Sulmona, niente affatto da reprimere o da subordinare a quelle (similari) dell’Aquila. La nuova identità del territorio di Sulmona, integrato con quello di Pescara, potrà costituire lo sprone, per parlamentari che siano in buona fede e possano espletare il loro mandato nell’interesse più generale della nazione con un sostanziale riequilibrio di risorse, per approvare leggi sullo sviluppo turistico, che nel centro-Abruzzo ha potenzialità molto maggiori di quelle della zona aquilana (sia per la presenza di più Parchi nazionali, sia per la presenza dei più consistenti impianti di risalita per sport invernali); oppure per leggi per la valorizzazione delle emergenze archeologiche o generalmente culturali (il teatro di Sulmona, già più grande e artisticamente più raffinato del “Comunale” aquilano, attende solo di recepire un bacino di utenza più esteso per diventare il luogo culturale più importante per le arti drammatiche e per gli allestimenti musicali di tutto l’Abruzzo; dunque ben può essere destinatario di finanziamenti per stagioni artistiche che non siano fatte solo dalle ristrette e ben pasciute organizzazioni sinfoniche aquilane.

L’abbazia celestiniana, già di per sé maggiore monumento di tutto l’Abruzzo nel suo genere, ha l’opportunità di essere il salotto buono per le iniziative del mondo culturale pescarese, che non ha alcun interesse a trattenere e usare per sé le fila dell’organizzazione di eventi, soprattutto per la prossimità del complesso e la facilità del collegamento autostradale.

Insomma, Sulmona può vivere una svolta, in una sua osmosi con Pescara, sancita dal collante della comune elezione di parlamentari.

E può liberarsi definitivamente dal giogo aquilano, che l’ha repressa ormai da almeno due secoli.

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