Di verde sono rimaste solo le camicette di sindaca e vice

261

CANTO E CONTROCANTO AD UN CONSIGLIO COMUNALE CHE IGNORA PERICLE E LA DEMOCRAZIA

8 SETTEMBRE 2017 – Dopo il fuoco del Morrone, nella Valle Peligna di verde c’è rimasto solo l’abbigliamento di sindaca e vice-sindaca

che, d’accordo o meno, si sono presentate con appariscenti camicette che sostituiscono le migliaia di ettari di verde scomparso nel volgere di due settimane. Auspicio o triste evocazione del colore che fu, è apparso piuttosto velleitario, anche in maglietta verde, sostenere, come ha fatto la sindaca, che una richiesta di consiglio, mentre bruciava ancora il Morrone, possa rappresentare un atto ostile. Pericle non sta a sentire i discorsi dei giorni nostri, ma qualcosa va rivisto nel concetto di democrazia di queste persone che si arroccano nel Palazzo come se fosse un ambiente nel quale ripararsi dal tumulto delle opinioni e delle critiche che chiunque deve accettare prima e dopo aver affrontato la prova delle urne.

La vice-sindaca ha scelto un profilo soft, non prendendo parte al dibattito e lasciando che fosse il collega di partito, il consigliere Tirabassi, a raccontare dei solleciti svolti durante l’interregno della gestione della vice; ma, da prima ancora di darsi alla politica, non sa trattenere le emozioni di quando fa da regista e, quindi, sottolineava con ostentati movimenti del capo per dire di “sì” oppure allargamenti di braccia per dire: “E per forza…”, lasciando capire che l’intervento a Tirabassi l’ha scritto lei perché non si dimenticasse quello che ha fatto intossicandosi tra le fiamme e accompagnando D’Alfonso che non è stato “inchiodato” da Casini.

Toni deludenti nell’intervento della Forzista Bianchi che ai “Pagliacci! Pagliacci!” nelle assemblee forensi ha sostituito un “ho constatato i discorsi e i silenzi” della maggioranza, al punto che anche Aldo Moro sarebbe apparso un forsennato nel suo “non ci lasceremo processare” che è stato il massimo del guanto di sfida della sua carriera.  

Lineare, ma moscio l’intervento dello “Sbic” Balassone che ha richiamato sulla necessità di non passare subito al rimboschimento, visti anche gli appetiti sull’Abruzzo che le mafie avrebbero dimostrato (e si è richiamato all’articolo di un giornale siciliano di non molti giorni fa). Insomma, mancava la proposta di un ordine del giorno sul Vietnam per tornare alle nebbie dei consigli comunali di 45 anni fa, con l’azione intelligentemente soporifera del sindaco Di Bartolomeo, che tra l’altro mai avrebbe consentito ad una guardia di diffidare un Pasquale Di Toro dal fare le foto in applicazione di un regolamento palesemente incostituzionale.

E mi sono pure scomodato a seguirlo direttamente come 45 anni fa. Speriamo che la vera Sulmona emerga domani dalla conferenza stampa di “Giustizia per il Morrone” al Gran Caffè Letterario, al quale ha aderito anche “Il Vaschione”.

V.C.