FALSI SPECCHI E STORIE AUTENTICHE

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FRATELLO E SORELLA AL COSPETTO DELLA BIANCA SIGNORA

12 MARZO 2016 – Con lui, la Bianca Signora ha preso una lunga rincorsa: lo inseguiva da tempo, gli aveva concesso di avvantaggiarsi con qualche frangente di speranze.

Con lei, tutte queste fasi le ha racchiuse in un attimo, lungo la strada per Napoli, a due passi da Pettorano.

Ma, alla fine, li ha colti con un distacco di pochi mesi, lei ad ottobre, lui a febbraio, un pizzico rispetto alle loro vite che non sono state brevissime e che, chiudendosi quasi insieme, hanno permesso che si siano ritrovati in quel prato bello e solenne, come può essere una distesa senza celebrazioni vanesie di lapidi e con i pinnacoli degli “alberi pizzuti” che ondeggiano placidi pure quando fa bufera.

Maria Luisa Esposito ha fatto del suo “Falso specchio” una proiezione civica della missione di insegnante: accompagnava i Sulmonesi anche a vedere il Caravaggio disseminato in dieci chiese del centro di Roma, non solo negli allestimenti alle Scuderie del Quirinale tra gente che spinge e ti soffia addosso e seguita a parlare al cellulare. Il carattere di Maria Luisa si… rispecchiava (ma autenticamente) nel modo di porgere la sua cultura, senza snobismi e anche con frasi strettamente sulmonesi. Per questo, l’immagine dell’arte che rimbalzava in quello specchio era vera ed affascinante, spiegata come se fosse un fatto di famiglia o di cronaca di quartiere, ma con riferimenti tecnici che ti facevano sentire piccolo piccolo.

Accanto a lei adesso riposa Lucio, suo fratello; sta a un metro, con il sorriso che racchiude un modo di vedere il mondo da distanze planetarie, un po’ quello che aveva sempre, anche fino all’ultimo, a dicembre, nel giorno prima o dopo il suo matrimonio civile, quando, circondato da una splendida biblioteca (luogo ideale nella sua introspezione, autonoma e anche al punto giusto individualistica) ci chiese se il “Vaschione” cartaceo fosse riuscito presto. Parlammo di Canetti e di “Autodafè” e gli anticipammo che presto gli sarebbe stato recapitato “La lingua salvata”, che non aveva letto. Dimostrò un sussulto di curiosità ed interesse per un saggio del premio Nobel sulle Metamorfosi di Ovidio, a dimostrare che chi si è nutrito di una biblioteca di più pareti non si ritiene mai sazio e avrebbe diritto di vivere ancora per arrivare a stufarsi di leggere.

Poi riprese la fuga dalla Bianca Signora, lontano da Sulmona, in ospedali, analisi, con il sostegno di Fausta, un’altra professoressa, un angelo custode.  E quel libro, il più bello di Canetti, non gli arrivò.