GIGI PROIETTI: “LA MIA VITA ARTISTICA CAMBIO’ A SULMONA”

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IL GRANDE MESSAGGIO CHE L’ATTORE ROMANO LANCIO’ IN UNA INTERVISTA AL CORRIERE DELLA SERA

2 NOVEMBRE 2020 – Gigi Proietti, che si è spento stamane poco dopo le ore 5 nel giorno del suo ottantesimo compleanno, aveva dato una svolta alla sua arte quando allestì “A me gli occhi, please” nel teatro comunale di Sulmona, nel giugno del 1976. Non recitò solo la “prima”: costruì lo spettacolo pezzo per pezzo in una settimana di prove con il primo caldo afoso di giugno, nel monologo che lo ha fatto poi trionfare al “Teatro tenda” di Roma, in una serie interminabile di repliche, e poi addirittura nello Stadio Olimpico. Andarono ed apprezzarono le sorprese del suo baule sulla scena artisti come Eduardo De Filippo e Federico Fellini. Di quella svolta parlò in una intervista al Corriere della Sera e poi almeno in altre due occasioni (ancora al “Corriere” e nel suo libro-autobiografia Tutto sommato qualcosa mi ricordo” RIZZOLI, 2013, pag. 152), perché portava Sulmona nel cuore e perché un successo così netto si fonde all’intimo modo di essere di chi vive sul palcoscenico.

Quello che Gigi Proietti migliorava ogni pomeriggio, in prove sostanzialmente aperte al pubblico, fu il suo grande miracolo, perché gli consentì di esprimere le doti di versatile interprete di almeno dieci personaggi “difficili” e molto efficaci sotto il profilo della potenza comunicativa con il pubblico.

A Gigi Proietti andavano consegnate le chiavi del teatro Caniglia, per esempio quando fu scacciato dal “Brancaccio” di Roma da Maurizio Costanzo; questo giornale lo ha sostenuto fin da quella prima intervista al Corriere della Sera, ma Sulmona, che aveva snobbato Menotti con il suo Festival poi cresciuto a Spoleto, non poteva che snobbare anche Proietti. E infatti i sindaci che si sono succeduti non risposero neppure a quel messaggio lasciato andare dall’attore romano in una bottiglia nel mare tempestoso dell’arte teatrale. Tanto che in un altro riferimento, sul Fatto Quotidiano, Proietti non parlò più di Sulmona e accennò genericamente alla prima “tenuta in Abruzzo“; il suo nome rimase legato all’effimera esperienza al Teatro Stabile dell’Aquila.

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