IL “PRICE CAP” DI DRAGHI NON HA EFFETTO IN PIAZZA GARIBALDI

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I OTTOBRE 2022 – Carezza di aria autunnale stamane al mercato di Piazza Garibaldi. Temperatura al top stagionale, dopo i bruschi cali dei giorni scorsi, scenario del Morrone che appare più vicino, per via dell’aria pulita e purificata dal vento di ieri e di questa notte; quasi si possono contare gli alberi, anche perchè non sono molti quelli rimasti dall’incendio di cinque anni fa. Il giorno ideale per navigare tra le bancarelle e tentare di applicare anche qui il “price cap”, il tetto al prezzo dei generi in vendita, come Draghi, da economista che è, ideò di fare a giugno per il gas, riscuotendo il plauso incondizionato della stampa di regime.

Andiamo alla fruttivendola e diciamo chiaro e tondo: “L’uva proposta a due euro al chilo la paghiamo solo 50 centesimi”. E’ il tetto, bellezza, non un centesimo di più. Occhi stralunati dell’interlocutrice, che ci risponde che per 50 centesimi se la riporta a casa e la dà alle galline. Come ha fatto Putin, minando il gasdotto sotto il Baltico. Inflessibili, andiamo al banco dei formaggi e mostriamo la prima pagina del Sole 24 ore di un giorno di giugno, pretendendo di pagare il pecorino a tre euro al chilo; prendere o lasciare. Lasciare. E ci becchiamo pure lo sberleffo di un invito ad aggiornarci, perchè i giornali di oggi riportano che il fronte dei consumatori si è rotto e la Germania non costruisce il tetto, anzi lo demolisce.

Lezioni di economia spicciola per chi credeva che i feroci draghi mettessero a cuccia lo zar.