“IL TEMPO” CHE FU – SEBBEN CHE SIAMO DONNE, PAURA NON ABBIAMO…

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SETTE CITTADINE DI PESCASSEROLI CONDANNATE NEL 1978 PER LA RIVOLTA DELLA FARMACIA

12 NOVEMBRE 2021 – Il femminismo viveva una nuova stagione; ma non tanto intensa da promuovere una riflessione su come e perchè al banco degli imputati per una rivolta civica si trovassero solo… imputate. Questo accadde al tribunale di Sulmona il 12 ottobre 1978, quando con fiera determinazione sette donne guardavano l’obiettivo del cronista (nella foto del titolo) in attesa della sentenza. Rispondevano di reati gravi: dal sequestro di persona al danneggiamento, alla violenza privata, all’istigazione a delinquere. Il pubblico ministero Pietro Sacchetta, in uno dei suoi ultimi interventi davanti al Tribunale di Sulmona, aveva chiesto dieci mesi di reclusione, perché a suo avviso alcune ipotesi non ricorrevano, nei fatti della farmacia di Pescasseroli. Da cinque anni si susseguivano proteste e rivolte e la gente del posto, quasi in una riedizione del “Fontamara” per la deviazione del Giovenco, non voleva che il servizio della farmacia fosse ridotto, essendo un presidio essenziale per un paese praticamente isolato in gran parte dell’anno e comunque lontano tanto da Sulmona che da Avezzano. Si legge nell’articolo della prima pagina regionale del “Tempo d’Abruzzo”: “Le richieste della difesa erano tutte orientate verso l’assoluzione con formula piena. I legali hanno sottolineato che, con il fuoco acceso dinanzi alla farmacia, gli imputati non intendevano arrecare danni al farmacista e agli altri presenti nel locale, né, con la chiusura dall’esterno della farmacia stessa, essi miravano ad impedire i liberi movimenti del dott. Cipriano e degli altri (quindi non si sarebbe configurata l’ipotesi di sequestro di persona)”.

“Sebben che siamo donne, paura non abbiamo…” e la pena non è andata oltre i quattro mesi con la sospensione, oltre al risarcimento, quello sì, per la farmacia