IL LUNGO LAVORO NELL’AGENZIA CHE FU DEGLI AVI, LA FEDE NELLE PROPRIE RISORSE E L’EQUILIBRIO NELL’ANALISI DEL PASSATO: TUTTO QUESTO HA SOSTENUTO L’ULTIMA CELIDONIO
14 AGOSTO 2025 – Era uscita appena dall’età dell’adolescenza che già doveva tessere una lunga tela, o meglio continuare la tessitura che gli avi avevano intrapreso. L’agenzia, che fino all’elezione al Senato era tenuta saldamente dal padre, attendeva soltanto nuove energie e nuova imprenditorialità. Dorinda Celidonio ha cancellato in un battito d’ali tutte le amarezze che erano piombate dopo la difficile esperienza di Passo San Leonardo, quando al Colombo che aveva scoperto le risorse del bacino sciistico di Pacentro veniva chiesta addirittura la tassa di sbarco, cioè l’imposta di consumo per i materiali dell’albergo tra il Morrone e la Majella. Piano piano, come fanno le persone ricche di speranza e animate da una fede incalzante e sicura, Dorinda ha cominciato a tessere la sua tela, che di notte non veniva disfatta e si dotava di nuove idee, rubate al tempo destinato ai sogni e dai sogni tenute ben lontane.
Infatti, era concreta l’azione della nuova manager dell’agenzia di Piazza Garibaldi: era fatta di contatti di minuto in minuto, nei primi anni solo di telefono, poi di fax, poi di e-mail con tutte le parti del mondo. Dorinda aveva un’energia superiore, cioè di quelle che vengono nella consapevolezza di agire per un riscatto. Ma non ha mai dimenticato le radici del successo dei “Viaggi Celidonio”, cioè il contatto con i tanti Peligni che abbandonarono con il cuore infranto i lidi dei paesi di nascita per andare nelle Americhe (del Nord e del Sud), talvolta solo con la prospettiva di poter rimborsare il prezzo del biglietto sulle navi.
Con il chiaro dei suoi occhi sapeva infondere fiducia nel viaggiatore. E più ancora rassicuravano le frasi in dialetto spiccicato sulmonese: un feeling che creava solidarietà, forse anche quello ripreso dal padre, che però ne faceva un uso molto più ristretto.
Occhi così non sapevano trasmettere impazienza, se mai l’avesse avvertita. Sembravano confermare che il cliente ha sempre ragione e che un cliente soddisfatto è il veicolo migliore per farsi pubblicità: due regole del commercio… navale che hanno costruito il successo degli antichi fondatori dell’Agenzia di viaggi e che Dorinda non ha mai tradito. Era troppo giovane per vivere l’atmosfera del dispiacere del padre per le vicende di Passo San Leonardo; ed è stata troppo saggia per misurare le proprie energie alla maniera sulmontina. Si è buttata a capofitto nell’agenzia, per farla risorgere e per confermare che le cose fatte bene non hanno età, né sono abbinate ad epoche passeggere.
Ha tessuto a lungo la sua tela, Dorinda, senza mai guardare al passato, o forse dandogli un’occhiata solo per farne tesoro di esperienza. Delle cose raccontatele dal padre ha fatto un bilancio, che non ha mai trasferito a nessuno, forse solo ai familiari più prossimi. Ma la sua generosità è andata oltre il livello normale di una figlia pur sempre innamorata del padre importante, celebrato da mille gratitudini dei più semplici e raggiante nell’investitura del laticlavio in buona parte inattesa. L’ha celebrato anche dopo che è passato a miglior vita, raccogliendo intorno alla sua figura le persone che più l’avevano stimato, in particolare quelle che non gli stettero intorno nei momenti di gloria, ma che rimasero ad ascoltarlo dopo, oppure addirittura incominciarono a frequentarlo solo quando andava sporadicamente al Consiglio comunale. Dopo il 1972, quando Leone sciolse le Camere in anticipo, si sentiva ancora e forse di più consigliere di quei sulmonesi che l’avevano eletto anche per il modesto esercizio politico locale. Del resto, era il padre che aveva coraggiosamente interpellato il Governo sulle armi nascoste nel deposito di Colle San Cosimo, proprio quelle che avevano attirato l’attenzione di Gheddafi per farne obiettivo militare.
La tela di Dorinda è stata allungata di giorno in giorno, per riprendere le sottili maglie di cento anni prima, fino a quando ha potuto, fino a quando non ha sentito la stanchezza, cioè fino all’ultimo. Se n’è andata in punta di piedi, lasciando sconcerto su quanto sia illusorio contare nella terza età per riposarsi.







