L’ANTICAPITALISMO DI EZRA POUND INFIAMMA I GIOVANI

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UN POETA CONTRO L’USURA –  APPRODO A SULMONA DI UN “ECONOMISTA” INASPETTATO  

25 MARZO 2010 – Vivere sulle spalle degli altri sembra essere la maggior aspirazione che muove la finanza; o almeno quella che traspare dai molti meccanismi architettati per guadagnare senza lavoro, per incrementare ricchezza senza produzione.
Queste strutture finanziarie possono riguardare solo marginalmente la singola persona, che vive in un contesto distante dal cuore pulsante della economia aggressiva, di quella studiata per liberare alcuni dal sudore e per appesantire altri dell’angoscia del giorno dopo, del mese successivo senza stipendio.

Biografia di un artista

Ezra Loomis Pound era nato nel 1885 in America da una famiglia di tradizioni quacchere e puritane. Studiò nel  college di Clinton e, quindi, all’Università di Pennsylvania. A Venezia, nel 1908, pubblicò la prima raccolta di poesie, A lume spento. Nel 1909 fu a Londra, dove concepì un progetto di trasformazione e di rifondazione vera e propria della società, da dove scaturì un forte interesse del poeta per l’economia e la relazione tra arte ed economia.  Assorbì molto la cultura italiana ed è del 1912 la traduzione dei Sonnets and ballate of Guido Cavalcanti. Seguirono per lui collaborazioni di critica d’arte e musicale. Risiedette per circa un ventennio a Rapallo dal 1925. Affascinato soprattutto dai temi sociali dell’economia e della finanza, il poeta americano attinse esempi di vita dall’esperienza rurale italiana, che considerò come espressione del maggior grado di libertà, svincolata dalle esigenze finanziarie legate allo sfruttamento delle posizioni di vantaggio costituite dalle rendite. Accusato di tradimento, nel 1945 fu catturato dalle truppe  americane in Italia e internato in un campo vicino a Pisa, dove scrisse, appunto, The Pisan cantos. Trasferito negli USA per la celebrazione di un processo che in effetti non si svolse mai, Pound fu dichiarato infermo di mente e rinchiuso per 12 anni nel manicomio criminale di Saint Elizabeth, a Washington; qui scrisse altre sezioni dei “Cantos”, considerati tra gli esiti più alti della poesia moderna. Tornò in Italia, dove visse fino alla morte, sopraggiunta nel 1972 a Venezia. Delle passeggiate nella città lagunare e dei gelati offertile dal distinto signore anziano ebbe un ricordo, di tanto in tanto rispolverato, una giovanissima Nicoletta Strambelli, in arte Patty Pravo.

Tuttavia, proprio la strumentazione ruvida dell’arte predatoria entra tragicamente nelle case dei piccoli operai e della classe media quando aggredisce il bene supremo della casa, del luogo dove coltivare il minimo della propria essenza, delle relazioni con la famiglia.

Quando i tecnicismi della finanza spezzano la speranza delle persone di buona volontà, della gente senza colpa che vede sfumare il profitto del proprio lavoro, a reagire è un poeta, non un uomo d’arme. Contro l’usura, soprattutto quella internazionale, si schiera chi della sopravvivenza non ha fatto il primo imperativo di vita: Ezra Pound, il grande poeta americano maledetto per le sue scelte politiche, che ha trascinato sui testi di economia quelli che pensavano di trovare nelle sue opere solo armonia delle forme e dei suoni. Come è successo ad Adriano Scianca, che ha riferito della sua avventura nei meandri della conoscenza difficile dei testi di economia per esservi stato accompagnato dalla curiosità accesa dalla lettura dell’autore dei “Cantos”. Lo ha fatto in una conferenza tenuta a Palazzo Mazara, con il patrocinio del Comune e organizzata da “Casapound” di Sulmona. Pound lancia le sue invettive contro coloro che pretendono di ricavare denaro dal semplice possesso di denaro e, quindi, dalle speculazioni che questo vantaggio formidabile consente. Ma lo fa da un prospettiva non moralistica, quanto libertaria. Egli considera il meccanismo perverso di chi deve lavorare sempre di più per fronteggiare i costi, per sé altissimi, di non possedere denaro (e, quindi, beni) a sufficienza e rischia, per questo, di perdere quel bene supremo del luogo dei suoi affetti o di non conquistarne mai uno stabilmente. Quella persona è catturata nella sua legittima aspettativa di impegnare il proprio tempo per le proprie cose, cioè per la vita sua e della sua famiglia. E’ anche quello che scriveva Verlingieri nel Settecento, quando si stupiva di quanto fosse difficile per un padre di famiglia vivere di un dignitoso stipendio per godere delle relazioni con i propri figli, con la gente che lo circondava. Ma l’Illuminista era un mite, dinanzi a quell’Ezra Pound che oggi infiamma i giovani non irretiti dalla ubriacatura marxista della dittatura del capitalismo di Stato rispetto a quello di Wall Street. La militanza di Pound non deriva da una impostazione strategica per la conquista del potere come la massificazione comunista, quanto dall’imperativo di limitare il potere sugli individui.

Quindi è una scelta etica quella che egli sostiene e può parlare ai giovani, non avendo secondi fini rispetto a quelli che proclama. Spiega, senza riguardo per i destinatari delle censure etiche, i meccanismi per i quali “l’usura si frappone tra due giovani sposi” e non può che destare interesse tra quelli che la casa non riescono a trovarla senza indebitare le proprie famiglie di origine, cioè senza perdere la propria libertà di coppia.

Da qualche anno Pound provoca laceranti irritazioni nella sinistra ortodossa, non solo per la sua scelta di americano che sostenne il fascismo (fu un fatto collocato storicamente, non costituisce l’essenza del suo pensiero), quanto proprio perché toglie proseliti alla battaglia contro la potenza del denaro, perché convince più del sindacato, del circolo, del collettivo.

“Nessun Paese può sopprimere la verità e vivere bene” non è uno slogan, ma è un monito, anch’esso etico. Questa frase di Pound contrasta con tutti i propositi di assoggettamento della realtà a fini propagandistici, che hanno annoiato i giovani e hanno determinato il distacco dalle ideologie. Il cinismo dei vecchi porta a dire che le ideologie sono tramontate; ma è vero, invece, che i giovani hanno imparato a respingere le mistificazioni delle ideologie, il tradurle a fine pratici e personali, o di lobby.

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