Lettera a Ezio Barcone

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16 NOVEMBRE 2012 – Caro Ezio,

ho appreso con un pizzico di meraviglia che dall’anno scorso hai assunto la direzione di un giornale on-line, che

dovrebbe avere sede a Sulmona, ma che non so materialmente dove si trovi. Comunque, la “rete” è sufficiente perchè tu possa ricevere questo messaggio. Meraviglia che mi viene non già per l’impegno che ti viene richiesto, visto che so che scrivi nelle testate locali da almeno 45 anni e per un ventennio abbiamo collaborato nella redazione de “Il Tempo”; sono stupito, per giungere al nocciolo, di come possa aver accettato di dirigere una testata nella quale si fa grande uso dell’anonimato e nella quale, quindi, tutti gli scritti si potrebbero ricondurre a te: non tanto o non solo sotto un aspetto giuridico, quanto proprio sotto il profilo più strettamente etico. Non credo, del resto, che tu sia solo un prestanome e che non sai chi e cosa scriva nella redazione.

Non è carino quello che è stato scritto ieri l’altro in una nota della testata da te diretta: è stato dato della “testa di legno” al sindaco di Sulmona e questo non è proprio il massimo dell’esempio al quale penso tu ti sia sempre richiamato in quasi cinquant’anni di attività giornalistica (superi persino i 39 anni che il 5 dicembre ricorreranno per la mia iscrizione all’Ordine). Ma non è carino neppure che la definizione di “teste di legno” sia stata indirizzata anche a chi ha mandato il sindaco sulla poltrona che occupa, cioè ai suoi elettori: ho votato Federico nel 2008 e lo rivoterò se si presenterà a primavera. Certamente qualcuno della “redazione” (se ne esiste una e se ha un luogo diverso da quello della “nuvola” evocata da Steve Job) deve essere uscito dai binari della correttezza senza neanche mettertene a parte.

Peraltro, debbo dirti con la dovuta franchezza che, nelle condizioni nelle quali si trova l’Italia e nelle condizioni nelle quali si trova il giornalismo italiano, non può essere consentito a nessuno di dire: “C’ero, ma non ho visto”. Non so se finiremo come la Grecia, ma dinanzi ad una richiesta di assunzione di responsabilità come la recente consultazione elettorale in Sicilia richiede, non si potrà lasciar fare fornendo il paravento di una rispettabilità personale. Adesso quelli che vogliono nascondersi dietro il profilo di altri non possono essere protetti; devi prenderne atto, perchè anche questo è un male della società italiana e per aver troppo consentito ci troveremmo a lasciare ai nostri figli un Paese brutto, che delle regole fa strame e consente ai prepotenti di affermarsi senza pagare in termini di responsabilità.

La gestione dell’anonimato, che è parte fondante della testata che dirigi, deve cessare immediatamente e se ritieni di non farla cessare rinneghi tutto il tuo passato di persona dai fermi principi. Se non sei in grado di farlo da domani, dovresti trarne le conseguenze e lasciare posto a qualcun altro, come ha fatto poco più di un anno fa il tuo predecessore, che il prossimo dicembre si dovrà presentare davanti al Tribunale penale di Sulmona per rispondere di diffamazione. Guarda caso, lui ha detto di non aver scritto un articolo incriminato e nessuno si è fatto avanti per rivendicare il coraggio delle proprie idee. Per quanto possa essere superfluo, ti manifesto anche il mio convincimento sulle sanzioni penali ai giornalisti che diffamano: che, cioè, la pena detentiva deve rimanere, perchè chi ruba l’onorabilità di una persona compie un reato più grave del furto. Personalmente non mi dispiace molto che mi rubino la bicicletta o la macchina, ma non consento che qualcuno mi diffami (forse questo scaturisce dall’impostazione morale che prediligo tra l’essere e l’avere).

Per questo “testa di legno” fallo dire a qualcun altro che non sia un collaboratore di codesta testata. E tu non lo ratificare. Perchè, altrimenti, rischi di vanificare la bella immagine che tutti abbiamo di te, mentre dirigi centinaia di coristi alla processione di Cristo Morto che piangono sui peccati commessi e implorano perdono; saresti anche tu un uomo che piega la testa davanti alla piena che passa e non daresti nessuna testimonianza di rigore.

Comunque con stima per tutto quello che hai fatto in tanti decenni

Vincenzo