Ma L’ABRUZZO E’ LA PERIFERIA DI NAPOLI

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MAESTOSA ANALISI DEL SUD CON QUALCHE INCONGRUENZA

14 GENNAIO 2015 – Nel suo “Ritorno al Sud”, Marcello Veneziani scrive dello “strano caso dell’Abruzzo”.

Si ferma “rispettosamente sulla soglia abruzzese” senza addentrarsi. “L’Abruzzo, per indole e assonanza, mi pare a tutti gli effetti una regione del Sud; gli abruzzesi hanno del Sud cadenze e movenze, ospitalità e generosità, calore espansivo, arcaismi e commistioni pagane e cristiane, transumanze e marinerie. Sin dall’infanzia, quando andavo in vacanza a Guardiagrele, mi pareva di andare sui monti nostrani, la gente mi pareva la versione montanara dei rustici del mio paese. Se le frequenti a Roma le associazioni di abruzzesi somigliano in tutto a quelle dei calabresi o dei pugliesi. Ma la denominazione pontificia e la brutta nomea del meridione hanno spinto gli abruzzesi a fermarsi al Centro, come recita pure la testata del suo principale quotidiano. Malvolentieri rispetto l’autodeterminazione abruzzese di secedere dal Sud, di separarsi dal fraterno Molise, per diventare un luogo mediano, parallelo di Roma. Non si può del resto forzare l’Abruzzo a quella semplificazione bipolare che esige di stare di qua o di là, o Sud o Nord. Ma il Sud – è una convinzione fondata sull’esperienza – comincia sul Tronto, da Civitella, e inghiotte l’Abruzzo gentile”.

Il testo di Marcello Veneziani è una autentica enciclopedia contemporanea del Sud; in alcuni passi ha vigore lirico; in altri, fierezza per rivendicare una appartenenza e per sbeffeggiare le velleità di fratturare l’Italia tra l’efficienza del Nord e l’indolenza del Sud. Insomma, è una profonda avventura culturale nelle viscere di un territorio attraversato da mille storie e da una lunga Storia, ma non contaminato.

Purtroppo, l’essersi fermato a Guardiagrele non deve aver aiutato Marcello Veneziani a sentire il Sud nell’Abruzzo. Sarà stato anche un pizzico di veniale provincialismo, tipico in tutti i Pugliesi che considerano l’essenza del Sud solo nel barocco leccese e nel mare di Santa Maria di Leuca o nella taranta. Si dovrebbe partire da un altro caposaldo: il Sud non è la Puglia. Il Sud è Napoli, come metropoli europea, vetta della cultura, anche di quella illuministica, dell’Europa, calamita nei viaggi di Mozart e di Goethe e di mille altri che si collocavano in nicchie e livelli inferiori eppure certamente elevati.

Se si parte da questa oggettiva verità, non si può pensare che l’Abruzzo abbia fatto una scelta di mezzo. E’ tutto e soltanto napoletano, nei flussi di traffici e nella cultura. La transumanza ha mal collegato la Puglia all’Abruzzo: lo ha fatto per necessità e solo due volte l’anno. L’osmosi della regione è stata quotidiana con la sua capitale e l’architetto Fanzago, oppure il Murat che costruì la “Napoleonica” sul tracciato che doveva raggiungere il “Nord” attraverso Sulmona, le bonifiche volute dai regnanti napoletani hanno; tutto ha miracolosamente impresso all’Abruzzo il carattere di una periferia di Napoli, nell’epoca felix di Partenope, che fu quella, lunghissima, della Casa Santa dell’Annunziata, considerata da Napoli una delle tre principali istituzioni del Regno, o dell’immenso ricovero per l’assistenza ai poveri nella Badia morronese. Purtroppo il Sud non è stato unito nel sostenere una città che l’Europa invidiava al Sud.  E in Puglia si è sempre pensato che “Se Parigi avesse lu mer’, sarebbe una piccola Ber’”.

Marcello Veneziani, Ritorno al Sud, Oscar Mondadori, 2014, pagg.1-304, euro 12.

Nella foto del titolo il “Villino Raffaele”, alla Badia di Sulmona, dove pernottò il Re Vittorio Emanuele nel suo viaggio verso Teano per incontrare Garibaldi