PER LE AUTOSTRADE SI APRE UNA NUOVA EPOCA

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VARI SPUNTI FANNO RITENERE CHE DOPO LA NOTTE NON PUO’ ESSERCI CHE L’ALBA

9 LUGLIO 2022 – Il divorzio tra Ministero delle infrastrutture e “Strada dei Parchi SpA” era già in atto quando il Consiglio dei ministri di giovedì ha deciso di revocare la concessione per i tratti A24 e A25. La rabbiosa reazione della concessionaria non smentisce la realtà: poco più di due mesi fa “Strada dei Parchi” ha annunciato il suo recesso ed ha posto in essere gli atti necessari per abbandonare le due autostrade abruzzesi. Quindi, se non fosse stato a mezzanotte tra il 7 e l’8 luglio, il non romantico addìo sarebbe stato tra qualche mese o qualche anno. Per l’utenza è meglio che si sia evitata l’agonìa di questo interregno, durante il quale si può immaginare quale sarebbe stata la manutenzione di quelle importanti arterie. Per farsi un’idea, basta andare a rivedere la condizione dei viadotti un paio d’anni fa; e basta sentire con quale sconcertante ostinazione il presidente della regione D’Alfonso si poneva sulla scia delle ragioni della concessione autostradale. L’uno e l’altro sono segni di qualcosa che non andava sul piano della tutela degli interessi degli utenti. E si potrebbe intravedere qualcosa di più del baratro nella proposta di D’Alfonso di assecondare il progetto della eliminazione del tratto da Bussi a Collarmele nell’assetto attuale per sostituirlo con una serie di gallerie che avrebbero bucato l’Abruzzo con sette tunnel, dei quali uno più lungo di quello del Gran Sasso, tutto anticipato da “Strada dei Parchi” e da recuperare in una cinquantina di anni di pedaggi. L’ipotesi fortunatamente fu interdetta dalla rigorosa pronuncia del ministro dell’epoca, Graziano Del Rio, ma, come per la Fondovalle del Sangro, costantemente riproposta per non farla sbiadire.

Dunque, divorzio già in atto. Occorreva solo ratificarlo. Come sempre accade in questi casi, sarà un tribunale a definire gli aspetti economici.

Come si può sostenere, allora, che, se l’Anas si riprende le due autostrade, l’Italia fa un passo indietro quale Paese ad economia liberale? L’esperienza della SARA (Società Autostrade Romane e Abruzzesi) ha lasciato chiaramente intendere che la gestione da parte di una società di capitali (peraltro non proprio di mercato) è stata possibile fin quando i costi della manutenzione sono stati irrisori perché ponti e viadotti erano stati appena costruiti. L’esperienza di “Strada dei Parchi” ha confermato che, se lo Stato non versa sostanziosi contributi, la stessa concessionaria non trova il punto di equilibrio economico. Del resto, sono autostrade di montagna, per di più collocate in tre diversi “crateri” sismici.

Più che di un traumatico divorzio, occorre parlare di un matrimonio nato male, che non deve ripetersi. E in questo gioca il suo ruolo la destinazione di quelle autostrade a strutture di sostegno del territorio. Non è peregrina, anzi coglie nel segno, la proposta della consigliera regionale Antonietta La Porta che tecnicamente è un declassamento delle due arterie, ma che in sostanza è la conferma che l’Anas deve mantenere A24 e A25 come fossero superstrade, se non proprio confermarle nei fatti autostrade come la Salerno- Reggio Calabria. L’ipotesi della eliminazione del pedaggio (che in Calabria non si paga) è il risultato parallelo al ritorno all’ANAS, che tra l’altro mantiene una strada “difficile” come la SS17 tra Sulmona e Castel di Sangro, niente affatto inferiore, quanto a volume di traffico, rispetto, per esempio, ad alcuni tratti della A25 (se si escludono le statistiche del fine-settimana) e certamente superiore rispetto alla A24 tra L’Aquila e Alba Adriatica. Quanto possa interessare agli automobilisti e ai camionisti di percorrere strade che si chiamino autostrade e non superstrade è tutto da dimostrare. Per esempio, quanti sanno che la variante all’abitato di Sulmona è considerata autostrada, ovviamente perché è a quattro corsie ed ha le protezioni tipiche di una autostrada?

Il dibattito sul punto, però, deve essere spurgato: innanzitutto dalle petizioni di principio che in materia di asfalti e catrame valgono come la plastica. E va spurgato dalle battute che sembreranno argute solo a chi le pronuncia, come l’ultima di Marco Marsilio: “Non vogliamo declassare le autostrade abruzzesi, vogliamo valorizzarle”, appoggiata al significato tecnico di declassamento e a quello usuale. Quasi certamente ogni decisione sui nuovi investimenti per le autostrade sarà assunta quando Marsilio sarà tornato (in autostrada) a Roma, a scimmiottare ancora Gianfranco Fini dalla battuta che faceva ridere solo lui. E dalla tragica fine politica.

Nella foto del titolo il viadotto di Roccapia sulla SS 17 che, per quanto più vecchio di quelli sulla A24 e A25, non denotava, ai tempi del crollo di Genova, il degrado dei gemelli “autostradali”. E in un tratto nel quale ghiaccio e neve “mordono” per sei mesi l’anno.