PERCHE’ NON SI FUSERO TRENT’ANNI FA

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LE VITE PARALLELE DI BANCA AGRICOLA E CASSA RURALE

16 MARZO 2012 – La costituzione di una “Grande Banca Popolare dell’Emilia Romagna” con sede in Modena coinvolge direttamente la Banca Popolare di Lanciano e Sulmona e la Cassa di Risparmio dell’Aquila: è stata annunciata in una conferenza congiunta di tutto il gruppo Bper, che ha presentato il piano industriale 2012-2014. La Bpls e la Carispaq conserveranno i marchi.

A L’Aquila gli attuali organi collegiali, come il consiglio di amministrazione, ma anche la presidenza, la direzione generale dovrebbero lasciare posto ad un comitato territoriale, composto da membri locali, che avrà autonomia in tema di concessione del credito, sponsorizzazioni ed elargizioni liberali. Stesso indirizzo per la Bpls, a Lanciano, nella quale, oltre alla mobilità del personale, è prevista la creazione di alcune divisioni territoriali: a L’Aquila, Lanciano e Sulmona.

Il bivio per la Banca Agricola Industriale cooperativa di Sulmona (dalla quale sorse per fusione con la “Popolare di Lanciano” la BPLS, in una infuocata assemblea al Palazzo dell’Annunziata nell’ottobre 1990) si presentò ricorrentemente per tutto il decennio che precedette il commissariamento. Fu tentato l’incontro con la Cassa Rurale ed Artigiana di Pratola Peligna, che oppose sempre un fermo rifiuto. Non furono ragioni campanilistiche e i pratolani non fecero questione di collocazione della sede (i sulmonesi pretendevano di attrarla definitivamente a Sulmona). Il Presidente della Cassa Rurale non dimostrò interesse spasmodico ad essere designato presidente dell’azienda che si sarebbe formata, sebbene questa proposta fu avanzata dalla “Agricola” (ma solo per il primo triennio) e non fece mai questione di “poltrone”.

 Quello che non convinceva i “cugini di campagna”, come con spocchia i sulmonesi apostrofarono i laboriosi pratolani, erano le profonde diversità tra le compagini sociali: l’una esigua (fatta di poco più di duecento soci), ma per questo compatta, agile e solidale, caratterizzata da una fiducia incondizionata nelle scelte della presidenza e della direzione . Proprio a proposito di questa intensa solidarietà, fu in quel periodo che la Banca d’Italia intervenne per consigliare la trasformazione della Cassa Rurale da cooperativa a responsabilità illimitata in cooperativa a responsabilità limitata, perchè i soci garantivano con tutti i loro beni individuali le operazioni dell’azienda, cioè potevano perdere in un soffio casa, capannone, campagna. L’altra società cooperativa, invece, era tormentata da contrapposizioni nette, da iniziative polemiche, derivanti soprattutto dalle scelte di politica aziendale che laceravano a varie riprese il tessuto sociale.

Pratola preferì tentare la strada dell’autonomia e della conservazione di tutto l’apparato, estendendo le filiali a raggiera in tutti i Comuni della Valle Peligna e dell’Alta Val Pescara. A questo si aggiunsero le notevoli agevolazioni fiscali che alla “CRA” assicuravano le leggi in materia di credito.

NELLA FOTO DEL TITOLO IL PORTAFOGLIO DONATO DALLA CASSA RURALE AI SOCI NEL 1969, CINQUANTENARIO DALLA FONDAZIONE

Il Presidente della Cassa Rurale ed Artigiana di Pratola Peligna, avv. Guido Colaiacovo (al centro), in un incontro della Federazione abruzzese e molisana delle “Casse”
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