Pescara e L’Aquila: giustizie a confronto

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avv  Matteo Ricci al tribunale di PescaraDUE VISITE NELLA STESSA GIORNATA AGLI UFFICI GIUDIZIARI

11 GENNAIO 2013 – Con la soppressione del tribunale, i sulmonesi potrebbero raccogliere almeno il frutto, amaro ma in parte compensativo, di accedere a servizi efficienti, ben collegati: in una parola, passare al tribunale di Pescara. (Nella foto l’avv. Matteo Ricci nel punto di incontro tra i due palazzi, l’uno civile e l’altro penale, del Tribunale di Pescara)

 

Stamane per chi si è recato a Pescara e poi a L’Aquila è apparsa chiara la differenza: ed anche l’insipienza alla quale si richiamano alcuni politici locali, primo fra tutti il dott. Antonio Iannamorelli che sostiene a spada tratta che si debba rimanere con L’Aquila. Per giungere nel capoluogo adriatico occorrono 40 minuti di autostrada; la gentilezza ti avvolge dal primo contatto, quello con la signora del box del parcheggio, ove si paga € 1,50 per stare tutto il giorno, quindi per andare in cancelleria, fare udienza, mangiare ad uno dei ristorantini vicini all’università, oppure ad una delle tavole calde che sono fiorite attorno al più grande palazzo di giustizia d’Italia dopo quello di Torino.

Netta distinzione tra civile e penale, addirittura due colossi di palazzi che si fronteggiano con al centro una galleria al coperto, ma al coperto tipo norvegese, con tanto di vetri che lasciano passare luce e sole; quindi gli avvocati civilisti non guardano dall’alto al basso i penalisti, nè viceversa.

Servizi igienici a volontà anche per gli avvocati e i litiganti che abbiano superato la cinquantina; aule in numero quasi uguale ai servizi, sorrisi anche in cancelleria, per quanto possa sembrare strano incontrare un cancelliere sorridente in una cancelleria diversa da quelle della Corte di Cassazione. Non si lambisce neanche il centro storico, ci si ritrova già sull’asse attrezzato appena ci si congeda dall’ufficiale giudiziario.

E invece a L’Aquila…

Arrivare a L’Aquila significa tornare nel caos; né si dica che è colpa del terremoto, perchè c’era già prima. Aulette soffocanti a Bazzano (e va bene, perchè è una sede provvisoria), una Corte d’Appello che sembra un salone di esposizione di macchine, con un punto di osservazione centrale che vuole imitare il panoptismo di Foucalt, quello riferito in “Sorvegliare e punire”, realizzato anche al carcere di Santo Stefano e che consente di vedere tutto (pan optikon) nelle stanzette degli ospiti, senza che gli ospiti possano guardarsi vicendevolmente. Saranno state misure di precauzione per evitare liti di cancellerie, ma l’effetto non è dei migliori. Anche perchè nel punto di osservazione centrale, che è allo scoperto, non ci sta nessuno.

Per arrivarci bisogna fare il giro dell’orto: dalla questura si segue tutta la discesa e, quando ci si trova a Piazza d’Armi, bisogna risalire tutta la Via del Beato (solo lui…) Cesidio, arrivare alla Caserma Pasquali senza poter tagliare come prima davanti alla farmacia comunale, perchè con i fondi del terremoto gli aquilani stanno costruendo nella piazza d’Armi che prima non accoglieva neanche una stalla e che quindi non ha riportato neanche una crepa dal sisma.

Tutto più veloce con la metropolitana di superficie

Si percorre Via Piccinini zigzagando sulla rotaia installata una quindicina d’anni fa per la metropolitana di superficie che non è mai entrata in funzione (ma pare che, tanto, la pagasse l’Europa: poi facciamo i polemici con la Merkel…). A risalire dalla zona della stazione si percorre Via XX Settembre e davanti al vecchio palazzo di giustizia (che è rimasto vecchio, solo che gli è stata tagliata la parte superiore, come si fa tra ghiottoni davanti alla zuppa inglese) incontriamo una volenterosa maratoneta con la fascia sui capelli e tanto di tuta, che arranca davanti alla vecchia sede dell’ANAS, che è rimasta vecchia, ma almeno è disabitata, segno che i costruttori di strade hanno il fiuto più fino nel prevedere dove si verificheranno altri disastri ed hanno costruito un colosseo vicino al TAR. Salendo pianissimo ci si chiede perchè mai una città debba essere ricostruita nei posti nei quali si è scrollata di dosso i palazzi che imprudentemente per secoli ci sono stati costruiti, barando sulla classificazione sismica (classe inferiore di pericolosità in edilizia rispetto a Sulmona ed Avezzano perchè quelle sono città terremotate, questa no). Del resto, c’è tempo per pensare, si va così a passo d’uomo che all’imbocco della Villa comunale troviamo la stessa maratoneta che ci attraversa, con passo di leopardo, la strada per conquistare l’aria pulita sotto gli alberi.

Tutto dovrà essere ricostruito per solidarietà? O per ingannare quelli che sospettano che dove il terremoto si è scatenato al ritmo di circa tre secoli non è prudente ricostruire uffici di valenza regionale?

Ma gli altri candidati PD che dicono?

Speriamo che il candidato sindaco del PD, come già Federico sindaco di destra, opti per far transitare Sulmona nella provincia (o almeno nel tribunale) di Pescara. Ma su questo finora nessuno si è pronunciato, in nessuna conferenza stampa delle primarie che si terranno domenica. Che non sia più prudente votare per un non-Pd?