SI INTERROGANO SULLA IRRAZIONALITA’ DELL’OPERA CHE NON E’ AFFATTO IRRAZIONALE
8 OTTOBRE 2017 – Non c’è un filo logico, ad avviso del coordinamento dei comitati cittadini, nella scelta di “saltare”, con una bretella, la stazione ferroviaria di Sulmona dal collegamento tra Pescara e L’Aquila. Nel non entrare in stazione, virando a Santa Rufina, un convoglio risparmia tra i cinque e i dieci minuti. Per di più, è sospetto che in questa specifica pratica amministrativa si siano trascurati tutti i passaggi, dalla conferenza dei servizi al consiglio comunale: tanto che dell’opera si è avuta una concreta conferma solo dalle attività materiali che circa un mese fa sono state compiute sul posto. E infatti, interrogati gli organi tecnici del Comune e lo stesso sindaco, si è avuta come unica risposta che non ne sapevano niente.
L’anomalia di un lavoro di trasformazione del territorio, sia pure limitato a poche centinaia di metri di rotaia, sconosciuto al Comune è certamente emblematica: non tanto perché riguarda addirittura una ferrovia, quanto perché in genere pure l’innalzamento di un livello di gronda in un tetto non passa inosservato alla polizia municipale. Sembra di capire che se qualcuno intraprendesse il traforo del Morrone nessuno se ne accorgerebbe; e a dare la notizia sarebbe un contadino delle Marane che si fosse imbattuto nella benna di un caterpillar mentre raccoglieva fagioli, come del resto semplici cittadini hanno visto l’allestimento della bretella. La cosa è risibile e si inquadra nell’atteggiamento di ogni autorità ed organismo pubblico italiano che, se non vuol vedere o ha cercato di lasciar correre per convenienza, si appella al motto moderno: “è stato fatto a mia insaputa”.
Diverso deve essere l’approccio sulla “irrazionalità” della bretella, che starà sorprendendo quanti hanno partecipato al dibattito, ma non può sorprendere chi ha letto, anche su questo giornale, le giustificazioni dell’opera. Dire che da Pescara a L’Aquila si impiegheranno ottanta minuti significa preparare il campo a chi sosterrà che da Pescara a Roma, con una bretella un po’ più lunga, cioè dall’Aquila a Poggio Mirteto, si impiegherà di meno che da Pescara a Roma via Sulmona e Avezzano. Intanto non si rettifica un chilometro della Sulmona-Roma, non si impiegano mezzi moderni, magari si chiuderà la linea per uno o due mesi come indegnamente è stato fatto per la prima volta quest’estate. Poi non sarà vero che da Pescara a L’Aquila si impiegheranno ottanta minuti (almeno fino a quando non si elettrificherà la Pratola-L’Aquila), ma intanto il progetto raggiunge nuovi traguardi e, una volta realizzata la L’Aquila-Poggio Mirteto con i soldi della… ricostruzione, sarà giocoforza dirottare il traffico ferroviario su un capoluogo di regione, sede di Corte d’Appello, di uffici regionali, etc., come si è fatto per l’autostrada che non doveva proprio passare per L’Aquila e che è stata deviata nella pancia del Gran Sasso perché così volevano gli aquilani; come è stato fatto per l’aeroporto internazionale di Preturo e per tutti gli altri capricci degli aquilani che hanno drenato e stanno drenando le risorse di una intera regione per speculare sul terremoto.
Interrogarsi sulla assurdità della bretella ignorando questi retroscena significa anche fare la figura delle quaglie, che da un po’ di tempo si allevano intensamente nella Valle Peligna e che seguitano a votare (unico esempio di uccelli con elettorato attivo) per Gerosolimo, Pezzopane e Pelino che non possono non sapere; anzi, proprio perché sanno tacciono, da poliglotti, in sette lingue.






