SE FELLINI TORNASSE A PIAZZA XX SETTEMBRE

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22 SETTEMBRE 2015 – Chi ha detto che l’ambiente di Piazza XX Settembre non è più quello di una volta non è un attento osservatore; si ferma alle apparenze, vede la piazza quasi vuota e viene pervaso dall’horror vacui, ha la sensazione che con le ultime cicche buttate a terra si sia conclusa la giornata oppure che prima dell’apertura dei negozi non c’è vita che meriti di essere vissuta alle spalle o al cospetto della statua di Ovidio. Pensa che, chiuso il liceo, la piazza non abbia più un’anima, quando in effetti i ragazzi che si affannavano a correre prima che suonasse la seconda campanella tutto avevano in mente di fare, tranne che dipingere i colori di un ambiente e vivificarlo della loro presenza.

La piazza centrale di una città o di un paese è il punto di incontro: sia che si trovi a Calascio, sia che si apra alle falde del Pincio. E’ di felliniana atmosfera l’incontro tra un avventore del bar, vestito con eleganza e avanti negli anni, che chiede nel suo spagnolo con influssi venezuelani un alka seltzer alla cameriera cinese del Gran Caffè. La richiesta di un alka seltzer alle otto di mattina testimonia il tormento di una notte. Ma la richiesta di un alka selzer in spagnolo ad un cinese è qualcosa che avrebbe suscitato l’arguzia del Federico regista, quasi come l’andatura claudicante di Mezzabotte che apre il celebre “8 e ½”, imitata da Marcello Mastroianni e ripresa proprio in questa landa non desolata negli anni Cinquanta.

La cameriera, in perfetta tenuta nera con camicetta bianca già dalle sette del mattino, cortese quanto solo gli asiatici sanno essere, non capisce né l’alka, né il seltzer (come potrebbe pensare che a quell’ora sia urgente un effervescente per digerire?) e chiede aiuto ad un altro avventore. Il signore spagnuolo comprende che non al bar deve rivolgersi, ma in farmacia e il tormento è allungato di un’ora. Altrove, nel bar davanti alla Trinità, tanti anni fa il cameriere avrebbe risposto, come rispose: “Eh che ti sci’ magnat’, i cainacc’?” (sarebbero i tacchini, intesi con tutti i bargigli). Manca un Fellini, non manca il materiale, dunque.

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