IL METODO DELLE STATISTICHE PUNITIVE DAI SAVOIA ALLA MERKEL
22 GENNAIO 2015 – Dall’osservazione dell’ultimo fenomeno si risale alla regola.
E’ un metodo scientifico, ma Pino Aprile non vuole fare scienza nel suo ultimo libro sulle oppressioni del Nord verso il Sud: vuole indicare il paradossale, vuole sdegnarsi per il cinico, vuole azzardare qualche previsione. “Terroni ‘ndernescional” si chiama così perché, nel giro del mondo che ha fatto per presentare il suo “Terroni”, il giornalista ritiratosi sui monti attorno a Roma dopo le sue esperienze a “Oggi” e a “Gente” (del quale è stato anche direttore), non ha trovato un termine inglese che potesse rendere il significato del nostro. Si poteva arrivare a “dirtball”, palladiterra, “ma è un insulto molto più democratico, perché non considera anche l’origine geografica di chi viene insultato”. Da noi “terroni” ha poco a che fare con la terra e molto a che fare con la condanna per una parte di Italia, tanto che il presidente del tribunale di Verona, solo una decina di anni fa, rivolgendosi ad un meridionale ormai radicatosi al nord, invitava a comprendere le ragioni della moglie pure meridionale, ma niente affatto integratasi, con la testuale espressione becera e delinquente: “Ma in fondo anche Lei è di Terronia…”, senza che nessun CSM lottizzato e ipocrita aprisse un fascicolo disciplinare.
Incapaci per decreto
Non fa scienza Pino Aprile in questo suo ultimo lavoro; non mette le note a fondo pagina, ma cita una infinità di testi e di autori; molto di più di quanto si faccia all’università. Fa con nonchalance quello che i cattedratici fanno con sussiego. E ottiene lo stesso risultato: nel senso che convince come una fresca tesi di laurea.
E parte, dunque, dalla osservazione di un Nord della Germania verso un Sud della Germania: solo che bisogna ruotare un po’ il Paese perché la Baviera di Monaco non è affatto Sud, anche se geograficamente sta là. Il Sud della Germania è… l’Est dopo la riunificazione. Dall’Est il motore economico del Paese ha attinto risorse straordinarie, anche se ha sempre disprezzato i connazionali che politicamente non hanno saputo risollevarsi dal giogo comunista ed economicamente non sono mai stati acuti imprenditori (come si potrebbe esserlo sotto il giogo comunista?); via di questo passo, addebitando sempre al sud l’effetto delle costrizioni e imposizioni del nord, quasi fosse una scelta meridionale questo stare sempre indietro per regio decreto o decreto presidenziale.
Quindi è una tendenza di ogni Stato quella di creare una zona svantaggiata perché il dualismo aiuta la programmazione degli interventi e regola un flusso di risorse controllabile sotto la falsa mèta del riequilibrio, con l’aggiunta di una eterna gratitudine e senso di colpa che il beneficiato deve riconoscere sempre al rapace… benefattore. Tornano alla mente gli esempi del Sud d’Italia nella seconda metà dell’Ottocento; ma, per non fare retorica e non ripetersi troppo (anche se si ripete, per quelli che non hanno letto i libri del 150° anniversario dell’unità), Pino Aprile va più a monte e prende l’esempio della Sardegna.
La Sardegna arretrata che passa dal Piemonte al sud
Sembrerà che voglia sparare sulla Croce Rossa, se invece di scrivere di Sicilia, Calabria e Basilicata svantaggiate, scrive della terra dei nuraghi e delle cittadine affacciate sul mare senza un collegamento stradale; di una terra che non ha una sola ferrovia; della terra dei rapimenti fino all’altro ieri; insomma di un mondo senza Stato. E, invece, l’esempio serve per dimostrare che anche i Savoia vollero un profondo Sud nel loro regno. Erano re perché Bonifacio VIII aveva riconosciuto quale massima entità la Sardegna; per il resto sarebbero stati marchesi e conti, se dovevano reggersi sui titoli del Piemonte. Eppure Cavour non mise mai piede in Sardegna, forse neanche qualche re… torinese. Ma, intanto, la Sardegna era una sacca dalla quale i pimontesi attingevano risorse; un fondaco da non mostrare a nessuno. Perché avrebbero dovuto comportarsi in modo diverso quando occuparono il Regno delle Due Sicilie?
Pino Aprile riprende i dati già quasi tutti divulgati nel “caso editoriale” più rilevante del 150° anniversario dell’Unità, proprio quel “Terroni” che deve aver mandato di traverso le celebrazioni impiantate sul filo delle mezze verità imposte dalle elementari alle università fino al 149° anniversario. E aggiunge l’osservazione importante che, quando si sono fatte le statistiche tra il Nord e il Sud, la Sardegna era sempre compresa nel Sud, come se improvvisamente il Piemonte se ne fosse liberato, come se a ridurla così non fossero stati i re sabaudi, per esercitarsi ad applicare il metodo delle statistiche farlocche anche al Sud vero, quello di “Franceschiello”.
Riflessioni utili per i prossimi 150 anni
Ma la prosa di Aprile, a tratti spassosa e in qualche punto aspra (perché si tratta pur sempre di parlare di una tragedia come la violenta occupazione e le uccisioni a centinaia di migliaia di Italiani su Italiani) non è fine a se stessa: il libro non è una galleria di sfoggi culturali e di gigionesco nonsense. Perché il Sud d’Europa è già il problema dei giorni nostri; e l’intenso sfruttamento di una parte di Europa sull’altra è argomento quotidiano. Forse era risaputo che i sistemi economici guidati da pochi si basano sul dualismo territoriale. Ma era meglio sentirlo ripetere, con esempi e considerazioni così incisivi da rimanere scolpiti per i prossimi 150 anni…
PINO APRILE “Terroni ‘ndernescional – E fecero terra bruciata” – Piemme Milano pagg. 1-250, euro 16,50






