SI CONFESSA IANNAMORELLI, L’ULTIMO DEI NATALIANI

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8 DICEMBRE 2012 – E’ stato presentato ieria Palazzo Sardi “Il libro”, che è proprio un libro, di Andrea Iannamorelli. Si sono avvicendati, oltre all’autore, Nicola Auciello, professore ordinario dell’Università di Salerno, Nicola Di Bonito, giornalista, e Giovanni Margiotta, avvocato in Sulmona. Rimandiamo a “Se la sconfitta non fa perdere la lucidità“.

Il congedo di Andrea Iannamorelli dalla politica fu un accorato appello a Lorenzo Natali: si riuniva all’Europa Park Hotel una parte della Democrazia Cristiana, allora partito ancora fortemente radicato (si parla dei primi anni Ottanta). Con un intervento che era una specie di lettera aperta, Iannamorelli quasi invitava il capo-corrente storico dell’Abruzzo a tornare dall’esilio di Bruxelles al quale si era consegnato, a tuffarsi ancora nell’agone politico regionale e, perchè no, nazionale, visto che era stato ministro dei Lavori Pubblici, in una fase nella quale quella postazione consentiva di governare rilevanti opere e strategie.

Commosso, forse con le lacrime agli occhi, Natali lasciò cadere; e ai giornalisti esterni, cioè non a quelli che erano stati avviati alle poltrone RAI dalla correntocrazia democristiana, sembrò chiaro che Natali declinava perchè ben aveva, realisticamente, i numeri dello strapotere di Gaspari in Abruzzo; e forse aveva anche le cifre dei transfughi. Quindi quell’intervento andava ad onore di Andrea Iannamorelli, che sostenne Natali fino all’ultimo. Infatti poi non lo abbiamo rivisto con casacche di altro colore; ma se fossimo stati al suo posto, già nella tornata amministrativa dal 1970 al 1975, avremmo dato un colore più forte alla casacca, all’iniziativa, allo slancio. Erano tutti paludati in quel Consiglio Comunale, da Lando Sciuba ad Armando Sinibaldi, allo stesso Paolo Di Bartolomeo che trascorreva un altro mandato da sindaco; passando, appunto, per Andrea Iannamorelli. E non sapevano che di lì alla primavera del 1975 Natalino Di Giannantonio li avrebbe mandati tutti a casa per rifondare la DC e farla stare un quinquennio in purgatorio (con ciò confermando che il purgatorio non è necessariamente un luogo di transito per il paradiso, anzi…).

Lo potranno confermare Nicola Auciello, che stava dalla parte opposta, sui banchi del Partito Comunista e Nicola Di Bonito, che dalla tribuna stampa poteva vedere un partito fatto della metà dei consiglieri comunali, ma sostanzialmente amorfo. Basta saperli interrogare.

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