TRASPORTI – I FERRI VECCHI NON REGGONO LA CRESCITA SOCIALE

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18 MAGGIO 2012 – Con una lettera indirizzata all’Amministratore Delegato di Trenitalia, dott. Mauro Moretti, la Lega Popolare chiede i motivi dell’esclusione dal piano TAV nazionale delle regioni del centro-sud.  “Ci chiediamo come mai paesi come la Spagna, la Francia e la Germania – scrive Francesco Di Nisio, Segretario della Lega popolare – siano riusciti a costruire una rete capillare in tutto il territorio nazionale a partire dalla loro capitale, mentre in Italia la rete è presente solo al nord, dove la città di riferimento è Milano, con un singolo ramo diretto alla capitale”.La nota, inviata per conoscenza anche al Ministro Corrado Passera e ai Presidenti delle regioni Marche, Abruzzo, Molise e Basilicata, evidenzia all’amministratore delegato di Trenitalia come un servizio di trasporto pubblico favorisca solo una porzione  del territorio nazionale.

 Il segno più evidente della voragine della spesa pubblica corrente (quella non destinata agli investimenti e alle infrastrutture) sta nello sbilanciamento tra i modestissimi finanziamenti per le opere pubbliche e le uscite per interessi passivi sui buoni del tesoro, gli stipendi, le pensioni. Il dato lo sconta la società che non ha occasioni di crescita e che addirittura, come avviene nei collegamenti tra l’Abruzzo e Roma, deve comprimere i traffici per delle assurde cause di saturazione lungo la direttrice autostradale. E’la conseguenza dei mancati investimenti sulla linea ferroviaria, che ha ponti e gallerie dell’epoca nella quale è stata inaugurata, cioè ventisette anni dopo l’unificazione nazionale.

 Il problema dell’accesso degli abruzzesi alla Capitale non si può individuare solo nella congestione del  Gran Raccordo Anulare o della bretella dal raccordo al Verano: quello è un fatto, oggettivo, cui si porrà rimedio con le strade complanari che si stanno costruendo. Il vero nodo dei collegamenti tra le due regioni sta, invece, in una autostrada che non ha alternative: più in particolare, è da escludere che, per il tempo necessario a rettificare la linea ferroviaria e a raggiungere risultati di percorrenza in linea con il terzo millennio, si possa decongestionare il flusso autostradale riversando commerci e trasporto di persone su altre strade. Intanto si sprecano le risorse di studenti, lavoratori e professionisti che, al contrario di quello che succede in altre parti d’Europa (ma anche in altre zone d’Italia) debbono impegnare più quattro ore per percorrere 250 chilometri e quindi non possono essere parte integrante della stessa Capitale, come avviene nelle grandi aree metropolitane d’Europa.