UNA NOTTE DI TERREMOTO:26 SETTEMBRE 1933

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L’UOMO SENZA FRAC: L’ING. GUIDO CONTI E LA SUA CREATURA APPENA NATA

Sono passate da poco le tre di notte ed un distinto signore esce di casa per andare al teatro di Sulmona. Non è un melomane, né un appassionato di prosa ed anzi ha l’aria molto preoccupata; insomma di certo non ha voglia di divertirsi. Non indossa lo smoking, ma

 nemmeno l’abito che aveva qualche mese fa, quando con gran clamore è stato inaugurato proprio quel Teatro, con la voce di Maria Caniglia e di Marcello Venturini. Ha il passo affrettato ed è silenzioso anche con i familiari, ai quali ordina di restare a casa. Ha maniere accurate, come sempre, ma stavolta non riesce a nascondere il nervosismo, fino a quando non compie la sua verifica.

Entra al teatro.

Non c’è nessuno.

Guarda uno ad uno gli archi, le colonne portanti, l’enorme copertura della sala, i vuoti vertiginosi delle quinte: è tutto intatto, come l’aveva fatto lui e come lo avevano inaugurato varie autorità. Tira un sospiro di sollievo, si scarica del nervosismo. Così l’Ing. Guido Conti può tornare a casa, per sapere tutto quello che c’è da sapere sul terremoto di qualche minuto fa; ma sarà tutto quello che riguarda il resto e che non riguarda lui e il suo… terzo figlio. Ciò che lo teneva sulle spine era il suo teatro, quello che aveva progettato palco su palco, quello del quale era stato anche direttore dei lavori; quello per il quale aveva studiato pure l’acustica per non deludere i più grandi artisti, ma veramente per stupirli su quanto sa dare la provincia italiana.

Orario fatale per i terremoti d’Abruzzo, quello delle 3,32 di notte; ma questa è una storia del 26 settembre 1933, di quel terremoto che scosse Sulmona e alcuni paesi vicini (Corfinio, Pacentro, Pettorano sul Gizio, gli unici della provincia dell’Aquila), provocando poco più di dieci morti, lo sconquasso di molti palazzi e impegnando il Governo, con il Regio Decreto Legge del 16 ottobre, alla spesa di trentacinque milioni di lire, ma da impiegare in modo brusco, consono all’epoca : “Nell’esecuzione dei lavori di demolizione e di sgombro il Genio civile provvederà con quelle modalità che stimi più adatte senza che da parte degli interessati possa essere sollevata alcuna eccezione od opposizione” detta il decreto, che chiarisce anche che “nessuna azione di responsabilità” può essere intentata dai proprietari degli edifici demoliti e “Nessun risarcimento è dovuto”, anche “qualora con l’esecuzione dei lavori indicati nel presente articolo siano cagionati danni ad edifici che non debbano essere demoliti”. Più che una legge per elargire benefici, sembra un bando di Attila.

Sulmona rimase zoppa, ma si risollevò con vari lavori di consolidamento, che sono visibili anche adesso, soprattutto in quelle “catene” di ferro che, a detta dei tecnici, hanno evitato il peggio nel sisma del 6 aprile scorso, un altro delle 3,32. Appunto.