VIADOTTI DELLA A25: SINDACI E SENATRICE NON POSSONO TERGIVERSARE SULLA ALTERNATIVA ALLA DEMOLIZIONE

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DINANZI ALLO SPERPERO DELLA VARIANTE DA BUSSI A COLLARMELE UNO STUDIO DI INGEGNERI DEGNI DI QUESTO NOME PUO’ DIRE COME SALVARE L’AUTOSTRADA IN VALLE PELIGNA – DI PIERO BATTA UN COLPO

3 DICEMBRE 2021 –E tre. Gianfranco Di Piero è il terzo sindaco a doversi impegnare sul fronte della deviazione della autostrada A25 con l’eliminazione del tratto nella Valle Peligna. Prima di lui Giuseppe Ranalli, come riferivamo in un articolo del 2016 e Annamaria Casini, come riferivamo in vari articoli nel quinquennio dal 2016 al 2021. E’ un destino che il problema si riproponga?

Cerchiamo di interpretare. Giuseppe Ranalli è stato sindaco per un biennio e spiccioli. Il furore di D’Alfonso presidente della giunta regionale si scatenava soprattutto su altri versanti: la bretella ferroviaria per tagliare Sulmona dal collegamento Pescara-L’Aquila, i fanghi del porto di Pescara e i rifiuti indifferenziati di Roma pilotati all’impianto “Noce Mattei” della frazione Marane, etc. L’ulteriore spallata di D’Alfonso si abbattè pochi mesi prima che Ranalli fosse defenestrato da Palazzo San Francesco; e quindi, su qualche giustificazione l’ex candidato di Di Masci, stroncato da Di Masci, poteva contare, sebbene non ci voglia più di una mezz’ora per scrivere una vibrata protesta su un tema di questa portata.

Annamaria Casini è stata sindaca collocata a Palazzo San Francesco da Andrea Gerosolimo, che da assessore regionale faceva quello che diceva D’Alfonso (e poi magari su altri fronti D’Alfonso faceva quello che diceva Gerosolimo). E per cinque anni non ha organizzato una manifestazione, un dibattito, un evento che fosse uno per dire che la deviazione della A25 era uno scempio.

Non diversa la prospettiva degli altri politici. La parlamentare Paola Pelino non emise un fiato che potesse scompigliare la capigliatura alla “Re Leone”, come la definì Luxuria, per contestare un progetto che lascerebbe il deserto nella Valle Peligna, oggi, rispetto a 50 anni fa (quando fu costruita l’autostrada), sventrata anche da industrie farlocche che hanno devastato il territorio e renderebbero impossibile anche un ritorno ad una imprenditoria verde.

Ma rimaniamo ai sindaci.

Gianfranco Di Piero ha rilasciato una dichiarazione al “Centro” di oggi annunciando la sua intenzione di “chiedere un incontro al commissario Gentile per capire come intende muoversi su questo fronte”. Ma lo fa proprio nel giorno nel quale le cronache (compreso “Il Messaggero”) riferiscono della poco equivocabile risposta del “commissario ai rinforzi”, ing. Maurizio Gentile, alla sindaca di Pratola Peligna: in sostanza è assai più probabile la deviazione che la demolizione e ricostruzione dei viadotti in Valle Peligna. Di Piero ha anche detto: “Stiamo seguendo con grande attenzione il problema perché sappiamo quanto sia fondamentale l’infrastruttura autostradale per i nostri collegamenti con le grandi città: Roma e Pescara”. Di diversa portata sono le dichiarazioni di altri sindaci. Oltre a quella di Pratola, quelli di Scanno e di Cocullo (“conseguenze devastanti“; “troppi aspetti non sono chiari, sia dal punto di vista tecnico che economico e ambientale“).

E’ il caso, dunque, che il sindaco di Sulmona non indugi su una iniziativa a più fronti che va adottata prima che sia troppo tardi. E infatti sono già passati più di cinque anni da quando si cominciò a parlare della variante al tracciato della A25. Da un lato, il sindaco di Sulmona deve promuovere una effettiva e accreditabile verifica delle alternative alla soppressione del tratto di autostrada in Valle Peligna fino alla galleria di Cocullo. E lo deve fare affidando a tecnici che hanno risolto problematiche gravi uno studio ingegneristico di alto prestigio, con il supporto di studiosi di fama internazionale. Tanto per dire: se la questione sta nel dislivello tra il casello di Pratola e quello di Cocullo, occorre chiedere (a chi non ha interessi da tutelare diversi dal conseguimento del miglior risultato per la collettività) se ci siano alternative, senza fissare limiti di spesa, perché al confronto con quello che D’Alfonso pensava di far spendere allo Stato da Bussi a Collarmele (con sette gallerie, delle quali una più lunga di quella del Gran Sasso), si possono costruire in Valle Peligna viadotti d’oro, neanche più di acciaio durion, come quello che ha sostituito e va sostituendo il calcestruzzo sulla A24 vicino L’Aquila, senza badare a spese. Anzi, sotto questo aspetto, D’Alfonso, pur non volendo, come spesso fa nelle sue maldestre strategie politiche, ha fornito un termine di raffronto tra le spese da sostenere, al punto che ogni soluzione apparirà meno inattuabile di quella sua, originalissima per lo sproporzionato impiego di talpe per scavare le montagne come nella variante di valico della A1.

E, quindi (e questo è l’altro fronte sul quale Di Piero deve impegnarsi), occorre conoscere i criteri che spingerebbero a non conservare l’attuale tracciato autostradale.  Sotto questo profilo, l’attuale amministrazione comunale può contare su una componente della Commissione Trasporti del Senato, la senatrice Gabriella Di Girolamo, che al contrario del collega grillino Di Nicola, che pure abbiamo eletto in Valle Peligna e del quale si vanno sbiadendo immagine e tracce di attività, sta sui problemi del territorio e non si tirerà indietro. Del resto, al sindaco di Sulmona non sarà sfuggito l’attivismo che a L’Aquila, due settimane dopo che Conte era apparso sul telegiornale per annunciare finanziamenti per la Roma-Pescara, ha fatto fiorire Interviste, raccolte di firme, dibattiti: tutto per dire che la ferrovia dal Tirreno all’Adriatico deve passare per L’Aquila.

Di Piero ha detto in campagna elettorale che occorre recuperare il ruolo di Sulmona come capoluogo di un vasto territorio. Proprio questi giorni potranno essere strategici a questo fine.

Nella foto del titolo il viadotto di Pratola Superiore, subito dopo la sua costruzione, sullo sfondo di Prezza.

Segnaliamo le riflessioni di Ennio Flaiano, secondo il quale “Il destino dei cafoni è quello di avere ponti in cattive condizioni”

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