NEL CAOS DEL DOPOSISMA SILONE INCONTRO’ UN DON ORIONE LACERO

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12 gennaio 2015 – Il terremoto della Marsica  fu uno dei più catastrofici d’Italia: 11º grado della scala Mercalli, epicentro nella conca del Fucino, causò 25 mila morti su 120 mila abitanti. Avezzano fu rasa al suolo: 10.719 vittime su 11.208 abitanti. Un prete piemontese, don Luigi Orione, accorre da Tortona per dare una mano.

Ignazio Silone ha 15 anni quando lo incontra tra le macerie e riceve da quel prete lacero e affannato una confessione: «La mia vera vocazione è un segreto che voglio rivelarti: poter vivere come un autentico asino della divina Provvidenza».  Diventerà uno degli scrittori più rappresentativi del Novecento. In «Uscita di sicurezza», pubblicato nel 1949,  Silone racconta don Orione «Una di quelle mattine grigie e gelide, dopo una notte insonne, assistei a una scena assai strana. Un piccolo prete sporco e malandato, con la barba di una decina di giorni, si aggirava tra le macerie attorniato da una schiera di bambini e ragazzi rimasti senza famiglia. Invano chiedeva se vi fosse un qualsiasi mezzo per portare quei ragazzi a Roma. La ferrovia era interrotta, altri veicoli non vi erano. In quel mentre arrivarono e si fermarono cinque o sei automobili. Era il re Vittorio Emanuele III. Affatto intimidito, si fece avanti e, col cappello in mano, chiese al re di lasciargli per un po’ di tempo la libera disposizione di una macchina in modo da trasportare gli orfani a Roma. Date le circostanze il re non poté non acconsentire».

Don Orione aveva trascorso alcuni anni all’Oratorio di Valdocco come allievo di don Bosco.

 

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