MA AL TAR HANNO LETTO LA RELAZIONE DI MIGLIORINO?

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FULMINEA LA SOSPENSIONE DELLA REVOCA PER LE AUTOSTRADE ABRUZZESI – ED E’ CERTAMENTE UNA DECISIONE “INAUDITA”

17 LUGLIO 2022 – Il Tar del Lazio ha sospeso il decreto del Governo che recava la revoca, per grave inadempimento, della concessione a “Strada dei Parchi SpA” delle autostrade A24 e A25. Il ricorso era stato notificato al ministero e depositato la sera prima che il Tar sospendesse; dunque conterrebbe quei motivi di straordinaria urgenza che impediscono di ascoltare anche le ragioni dell’amministrazione statale, che poi dovrebbero essere le ragioni dell’intera collettività. Sono i motivi che per norma, appunto stra-ordinaria, non ammettono neppure la riunione del collegio di giudici e lasciano decidere al solo presidente.

Leggiamo dai quotidiani che sono sempre più informati di noi (tranne quando hanno partecipazioni di qualche parte in causa e le vicende della Sanità abruzzese hanno insegnato molto, al riguardo) che queste ragioni di urgenza tale da far decidere un uomo solo al comando starebbero nel pericolo di catastrofe: non dei viadotti delle due autostrade, ma della società concessionaria. La “Strada dei Parchi SpA”, in verità, in primavera ha dato avviso al ministero di voler recedere dal contratto di concessione. Pertanto, è molto poco credibile che l’accelerazione data dal governo determini un tale sconquasso da sospendere un decreto-legge. Se, poi, è vero ciò che ha sostenuto “Strada dei Parchi”, che, cioè la manutenzione delle due autostrade è così gravosa da non aver consentito neppure di rattoppare con cemento i viadotti scarnificati dal tempo e dalle intemperie, l’agonia di questa concessione sarebbe, sì, un danno per la concessionaria.

 Ma la decisione “inaudita altera parte”, ove inaudita si riferisce alla parte avversaria (nel senso di non ascoltata) e non alla decisione, che è inaudita per altre ragioni (spieghiamo non per i nostri lettori, ma per Fabbricacultura) reca, quella sì, un pregiudizio irreparabile alle ragioni della collettività, che sono poi quelle che il Tar deve in genere considerare. Dubitiamo che “Strada dei Parchi” abbia depositato, insieme al ricorso, la relazione tecnica, di oltre mille pagine, dell’ing. Migliorino (responsabile per l’amministrazione della conservazione delle due autostrade) sullo stato della manutenzione delle due autostrade. E certamente, se l’ha depositata, non può essere stata valutata da un uomo solo al comando nel tempo che va dalla sera del deposito alla mattina della sospensiva: non tanto perché leggere mille pagine in dieci ore significa leggerne cento in un’ora e, quindi, quasi due al minuto (e non di un romanzo), quanto perché, se uno passa la notte a leggere, difficilmente è lucido la mattina successiva. E’ lui che rimane sospeso; non il provvedimento da sospendere. Per di più, “Strada dei Parchi” non avrà depositato solo il ricorso, ma anche una relazione di parte (è il minimo che si fa in procedura d’urgenza). E la concessione non l’avrà presentata? E quanto altro avrà depositato che giornali e opinione pubblica non sanno, visto che questi atti non sono di pubblico dominio? Dunque, il fascicolo telematico da leggere nella notte si è ingrossato anche senza l’atto più importante, cioè la relazione di Migliorino,

Quanto al merito: i pericoli per la conservazione delle autostrade stanno in posizione molto privilegiata tra le ragioni che vanno considerate nel bilanciamento degli interessi in gioco. Nel caso concreto, il default di una società privata li sovrasterebbe. Certamente “Strada dei Parchi SpA” avrebbe ragione da vendere se sostenesse che, come al solito, Draghi si è presentato al Consiglio dei ministri con un decreto-legge già confezionato e passato ai ministri cinque minuti prima della riunione, ottenendo, senza neppure chiederlo, il pieno consenso. Del resto, questo è il governo dei Migliori e in democrazia i migliori, come il profumo per maschi “Denim,” non hanno bisogno di chiedere; mai. Dubitiamo, però, che Toto e  Ramadori (quello dell’”inflazione programmatica”) si siano avventurati in questo ambito di stretta attinenza costituzionale. Da quello che leggiamo nelle scarne informazioni divulgate su questa sospensiva-bomba, “Strada dei Parchi” ha puntato, come è nel suo diritto, sulle conseguenze che al suo bilancio la revoca della concessione potrebbe comportare. E si è trovato compagno di viaggio il presidente della giunta regionale che, invece di tirare un sospiro di sollievo per il subentro dell’Anas, ha detto che la revoca non è stata adottata neanche per il crollo del ponte di Genova, come fanno i capitani delle squadre di calcio quando l’arbitro espelle qualcuno per un fallo veniale. Bisogna vedere se Marsilio vuol essere il capitano degli Abruzzesi che hanno diritto a strade sicure, oppure se vuole rammaricarsi quando il Governo riconsegna all’Anas una autostrada che deve garantire gli interventi di Protezione civile e, quindi, deve essere gestita dall’Anas senza scopi di lucro.

Se parliamo, poi, di quello che hanno detto i sindacati, avvertiamo nuovi brividi alla schiena: mica hanno illustrato la loro posizione su quanto, per la Protezione civile e per il trasporto dei pendolari e per lo sviluppo dell’industria e dell’occupazione turistica può rappresentare una autostrada come, per esempio, la A3 che l’Anas gestisce in Calabria senza far pagare neanche un centesimo di pedaggio. Hanno espresso preoccupazione per i livelli occupazionali di “Strada dei Parchi”, auspicando che non subiscano riduzioni. Stanno nella logica del sindacato più retriva, che non possiamo neppure definire ottocentesca, perché quando nell’Ottocento il governo di Destra di Quintino Sella ha costruito le ferrovie abruzzesi secondo i tracciati che i governi della grande sinistra repubblicana non hanno saputo correggere di una curva, il sindacato ha pensato a rinforzarsi per tutelare i ferrovieri, lasciando perdere una battaglia di retroguardia per i cento o duecento addetti alla manutenzione delle ferrovie già costruite.  E per fare questa valutazione, cioè per mettersi nella prospettiva di un sindacato moderno che pensa alle occasioni di crescita, non occorre neanche pensarci una notte come nell’intervallo tra il deposito di un ricorso e la sospensiva.

Adesso che la relazione di Migliorino qualcuno la porterà all’attenzione del TAR (e, se del caso, del Consiglio di Stato) insieme a tutte le ragioni della collettività, si potrà sperare che le autostrade abruzzesi vadano incontro al loro giusto destino, che potrà pure non essere quello dell’Anas, ma non deve certamente contemplare al primo posto le esigenze di bilancio della Strada dei Parchi e quelle dell’occupazione degli operai.

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